Illuminazione delle facciate

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Ieri notte ero con i miei “colleghi” in macchina. Festa e baldoria, cinque ragazzi -sfera, si dirigevano al Pastis. Passiamo da via Bertola e come frequentemente facciamo, occhi al cielo, guardavamo la città.* Passando sotto un palazzo, che sò fine ‘800, l’illuminazione della facciata attira la nostra attenzione. Scattano i commenti: che brutta, che orrore, a me piace, etc.

Mi viene in mente una cosa e la dico ad alta voce ai miei passeggeri.**

OH! Ragazzi,!, l’illimunazione radente sulle facciate dei palazzi storici mi fa… E sapete perchè? Avete presente quando si è piccoli in colonia di notte e si ha una pila in mano?

SI?!?

Ci si mette la pila sotto il mento e inizia lo show del mostro famelico.

OK? Bene, questa metafora ha voluto mostrare che l’ombra di stucchi finestre balconi trasformano il palazzo in un mostro!

Tutti daccordo?

Qualcuno aveva da ridire e di non fare di tutta l’erba un fascio.

Ok però per me son mostri. Brrr! Paura!

Andiamo al Pastis che è meglio.

*Forse la devo smettere altrimenti prima o poi mi schianto.

**Ora la scrivo… è il motivo dell’articolo.


data: 8/10/2004

l’altra sera ero in macchina con GIANLUCA che andavamo a vederci Luomo al caffè Procope passando da via Bertola.

…e chi ti incontriamo? IL MOSTRO

così sfodero la mia Fuji f402 ed ecco, sopra, la foto

Le università

universita

Sappiamo tutti quanto conta l’università, o l’istituto in generale, dove si studia. I professori e le strutture ti danno molto, ti possono stimolare o deprimere.

Tramite articoli, voci di corridoio, persone note uscite da…, possiamo farci un’idea delle realtà universitarie e di ricerca attive nel mondo.

Siamo soddisfatti delle nostre? scrivete tutto! Io per iniziare metterei:

  • la “nostra” universita’ Politecnico di Torino
  • la facoltà dove ho studiato in erasmus: Kunsthochschule Berlin Weissensee KHB
  • il sogno di tutti: il mitico MIT
  • l’universita’ dove hanno studiato piu’ o meno tutti i grandi olandesi TU DELFT

Stalker (film)

Stalker_(film)

TITOLO: Stalker

REGIA: Andrej Tarkovsky

TRATTO DA:un libro di A.&B. Strugatzki

NAZIONALITA’: Unione Sovietica

ANNO 1979

DURATA 163min

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commento personale

E’ un ottimo film, ricco di spunti riflessivi. Per capirlo bisogna guardarlo almeno quattro volte. La prima non arriverete alla fine perchè sarete rimasti addormentati. La seconda l’avrete visto tutto ma non ci avete capito niente. La terza dovrete prendere appunti e studiare a casa. La quarta ve lo godrete.

recensione testo di Gianfranco Massetti

E’ stata la caduta di un meteorite, o forse il soggiorno di extraterrestri che ha dato origine alla “Zona”, un luogo dove si annida il pericolo e si manifestano misteriosi fenomeni. Evacuata dalla popolazione che un tempo vi risiedeva, la Zona è presidiata da un comando militare che impedisce ai curiosi di accedervi. Osano avventurarsi là soltanto gli Stalker. Degli strani personaggi che, rischiando la vita per un misero compenso, vi conducono clandestinamente coloro che sono alla disperata ricerca di una soluzione ai loro problemi. Nella Zona si cela appunto una “Stanza dei desideri”, dove chi vi si reca vede realizzarsi le proprie aspirazioni. Alla Zona ci si deve però avvicinare con estrema circospezione, come indica l’etimo stesso degli Stalker, il cui nome deriva dall’inglese to stalk, “avvicinarsi con cautela”. Uno di questi Stalker incontra in un bar i due clienti che dovrà accompagnare nel prossimo viaggio. Lo Stalker vive in una squallida dimora, con la sua donna e una figlia, una bambina inferma, che le radiazioni della Zona hanno reso una “mutante”. Ma lo Stalker non si lamenta della sorte che gli è toccata, perché la sua unica ragione di vita risiede nella Zona e nei viaggi che compie per aiutare coloro che hanno bisogno di recarsi nella Stanza. Per sé non chiede mai niente, non può chiedere niente, altrimenti potrebbe accadergli quello che è accaduto al suo amico Porcospino… I due individui che lo Stalker deve accompagnare nel nuovo viaggio sono uno scienziato ed uno scrittore, le cui motivazioni ad affrontare il viaggio risentono dei rispettivi atteggiamenti intellettuali: razionalista quello dello scienziato, scettico quello dello scrittore, ma accomunati entrambi da una profonda sfiducia nei confronti dell’uomo e delle sue capacità di migliorarsi. Di fronte all’idiozia di un mondo che è “regolato da leggi ferree che lo rendono insopportabile e noioso” lo scrittore sostiene di rimpiangere il medioevo: “quello sì che era interessante. In ogni casa c’era uno spirito, in ogni casa un dio. Gli uomini erano giovani. Oggi un uomo su quattro è vecchio.” – dice. In possesso di un rudimentale ordigno atomico, lo scienziato vorrebbe invece raggiungere la Stanza per distruggerla, prima che qualche individuo senza scrupoli possa realizzare i suoi propositi criminosi. Alla fine del viaggio, né lo scrittore né lo scienziato se la sentono però di entrare nella stanza. A dissuaderli dal compiere questo passo è l’esempio di quanto è accaduto al porcospino, uno Stalker che nella Stanza era entrato per chiedere che suo fratello, perito per causa sua, potesse tornare in vita. Il desiderio del Porcospino non si era realizzato, ma dopo quel viaggio era diventato ricchissimo e si era infine suicidato, impiccandosi. Perché si è ucciso lo Stalker? Forse perché aveva capito che la stanza avvera tra i desideri quelli che sono i più riposti dell’animo umano, ma anche i più sordidi. Di ritorno dal viaggio, i tre si lasciano nel bar dove si erano incontrati. A casa, lo Stalker piange, con la moglie, per la mancanza di fede degli uomini. Intanto, sua figlia fissa un bicchiere sul tavolo e ne provoca lo spostamento per effetto di telecinesi, fino a farlo cadere ed infrangere al suolo. Da lontano, sale il rumore di un treno (dal punto di vista della psicanalisi un simbolo di regressione): lo stesso sferragliare di rotaie che aveva accompagnato i tre viaggiatori quando si erano addentrati nella Zona, all’inizio del loro “viaggio iniziatico”. Ricavato da un racconto di fantascienza scritto dai fratelli Strugackij nel 1971, Stalker diventa nelle mani di Tarkovskij tutt’altra cosa: “ In Stalker – scrive il regista – si può definire fantascienza soltanto la situazione di partenza, che ci tornava comoda perché ci aiutava a definire in maniera più plastica e rilevata il conflitto morale per noi fondamentale del film. Invece, per quanto riguarda la sostanza di ciò che accade ai protagonisti, non vi è nulla di fantastico. Il film è stato fatto in modo tale che lo spettatore abbia l’impressione che tutto sta accadendo ora, che la Zona è qui, accanto a noi. Mi hanno sovente domandato che cos’è la Zona, che cosa simboleggia, ed hanno avanzato le interpretazioni più impensabili. Io cado in uno stato di rabbia e di disperazione quando sento domande del genere. La Zona come ogni altra cosa nei miei film, non simboleggia nulla: la Zona è la Zona, la Zona è la vita: attraversandola l’uomo o si spezza, o resiste. Se l’uomo resisterà dipende dal suo sentimento della propria dignità, della sua capacità di distinguere il fondamentale dal passeggero.” (A. Tarkovskij, Scolpire il tempo, trad. it. II ed. Milano 1995, p. 178). Nell’ambito del discorso della capacità dell’uomo di passare indenne attraverso le “prove” della vita, di spezzarsi o di resistere, assume un significato determinante il concetto di “fragilità” espresso in uno dei monologhi dello Stalker: “ Che si avverino i loro desideri – dice in riferimento ai due compagni di viaggio – e che diventino indifesi come bambini, perché la debolezza è potenza e la forza è niente. Quando l’uomo nasce è debole e duttile, quando muore è forte è rigido. Così come l’albero: mentre cresce è tenero e flessibile, quando è duro e secco, muore. Rigidità e forza sono compagne della morte, debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell’esistenza. Ciò che si è irrigidito non vincerà.” Come testimonia un’ annotazione dello stesso Tarkovskij, vi è a fondamento di questo pensiero una massima della saggezza estremo orientale:“ La debolezza è sublime, la forza spregevole. Quando un uomo nasce, è debole ed elastico. Quando muore è forte e rigido. Quando un albero cresce, è flessibile e tenero; quando diviene secco e duro, esso muore. La durezza e la forza sono le compagne della morte. La flessibilità e la debolezza esprimono la freschezza della vita. Perciò chi è indurito non vincerà. “ ( Lao-Tze, epigrafe al Giullare Pamfalon di Leskov )”. ( A. Tarkovskij, Diari,Firenze 2002, p. 219 ).

Attivismo Urbano

urban

L’intenzione è quella di raggruppare in questa pagina tutti gli individui o gruppi che svolgono attività artistiche infra moenia.

Elenco diviso come segue: nome – breve descrizione delle attività, dell’azione

  • Space Invaders -invasione urbana di ceramiche rappresentati i tipici alieni del gioco space invaders
  • Fresh Guy – «articolo apparso su Specchio (Stefano dovrebbe ricordarselo)»
  • l’uomo ombradisegna le forme delle ombre provocate dalla luce dei lampioni
  • Guerrilla Gardening – azioni di giardinaggio in giardini e aiuole abbandonati
  • Park(ing) day – trasformare per una giornata un parcheggio in un parco verde
  • Picnic urbano – perchè mangiare nella propria cucina? mangiate tutti allegramente in strada!
  • Dispatchwork – i Lego diventano “protesi d’affetto” per riempire i buchi nei muri di case e monumenti

TILSIT

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La Tilsit Éditions è la pluripremiata ditta francese che da anni studia e produce GIOCHI da tavolo. Nel suo catalogo vi sono più di 100 giochi rivolti a bambini, famiglie, giocatori esperti, amanti della strategia e dell’avventura. Nel sito italiano, troverete il catalogo completo dei giochi e l’elenco dei punti vendita in Italia, oppure la possibilità di acquistarli on-line.

Molto interessanti i giochi legati al mondo dell’architettura e dell’urbanistica.

Vi suggerisco:

ALHAMBRA

I più grandi maestri costruttori di tutta l’Europa e dei Paesi Arabi gareggiano per mettere alla prova le loro abilità tecniche. Servitevi delle squadre di costruttori più qualificati e siate certi di avere sempre a portata di mano la giusta valuta da impiegare. Perché essi, sia intagliatori di pietra del nord che raffinati giardinieri del sud, vogliono essere retribuiti con la valuta tipica del loro paese.

LA CITTÁ

Immaginate di essere un principe italiano del Rinascimento a capo di due città. Il vostro primo obbiettivo è di sviluppare le vostre città affinché esse vengano dichiarate le più grandi del paese. Per questo, vi è necessario avere una popolazione numerosa e soddisfatta che non decida di abbandonare la vostra bella città per un’altra di un principe più attento ai desideri dei suoi cittadini…

METRO

Francia, 1898. Voi siete uno dei costruttori della rete ferroviaria del metrò di Parigi. Vostro obbiettivo è collegare le stazioni le une alle altre montando le linee più lunghe possibili. Ma in questo groviglio di binari non fidatevi dei vostri avversari, che vogliono aiutarvi a terminare il lavoro più velocemente di quanto voi non vogliate!

DVD

dvd

Il dvd è il simbolo del potere dell’immagine, dell’home-tutto-di-più, di un cambiamento nella diffusione economica (subito la tecnologia a disposizione di tutti), della pirateria, dell’accesso ai prodotti digitali… ebbene se così è non lo si può sottovalutare. Bisogna capirne i segreti per poterli sfruttare… non sapete quello che si potrebbe fare con un dvd…

Elenco di siti utili per lavorare con i dvd:

Software libero

Il software libero: una opportunità di sviluppo economico e culturale

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Spesso si discute sulla progressiva marginalizzazione che l’Europa, e l’Italia in modo particolare, sta subendo in campo economico: la globalizzazione, e la grande crescita di quel gigante demografico ed ora economico che è la Cina, stanno sempre più spostando l’asse economico del mondo verso il Pacifico ed il Sud Est asiatico. Altrettanto spesso si parla del rischio di un analogo impoverimento tecnologico dei nostri Paesi: è notizia di pochi giorni fà che negli Stati Uniti d’America crescono le proteste, favorite dal clima pre-elettorale, per l’outsourcing di migliaia di posti di lavoro in India, non per produrre scarpe, ma per sviluppare software e gestire i call center telefonici di importanti aziende statunitensi; a quanto pare è normale ormai per gli americani chiamare il servizio clienti per esempio di una azienda di servizi, e sentirsi rispondere da un giovane con accento indiano. Ora, a parte le probabili esagerazioni ed esasperazioni, è innegabile che la globalizzazione sia anche questo, favorita dall’evoluzione tecnologie delle telecomunicazioni e dallo loro convenienza economica; sui grandi volumi di traffico, una te lefonata tra gli Usa o l’Europa e il Terzo (?) Mondo costa quanto una telefonata nazionale. Ma come si può reagire? La ricetta sembra semplice: puntare sull’innovazione, di processo e di prodotto, e sull’educazione, sulle capacità dei nostri giovani di competere a livello globale. Ma tra il dire e il fare come al solito c’è di mezzo il mare: le risorse economiche da investire sono quelle che sono, specialmente al Mezzogiorno, e spesso le si impiega in modi che finiscono per sortire l’effetto opposto a quello che ci si era prefissi. Diventare competitivi significa spesso scegliere una strada diversa, che porti all’indipendenza e alla libertà e permetta di aggiungere veramente del valore a quello che si fà. Di tutto ciò sono nemici i monopoli, in special modo quelli, imposti da lontano, che impediscono il nascere e svilupparsi di competenze veramente innovative in sede locale. L’esempio che vogliamo trattare in questo articolo è il software; il software è, genericamente parlando, l’insieme dei programmi che fanno funzionare i computer, ma non solo: oggigiorno anche i telefonini, le apparecchiature e le infrastrutture elettroniche funzionano grazie al software. Il software è qualcosa di immateriale: in teoria chiunque, con le necessarie conoscenze e competenze, un computer e un bel pò di tempo a disposizione potrebbe “scrivere” tutto il software necessario per far funzionare un computer. Diverso è il discorso con l’hardware, cioè la parte “materiale” dei computer: per produrlo, oltre alle conoscenze, sono necessarie le fabbriche, i macchinari, le materie prime. L’unica materia prima del software è l’intelligenza umana. E questo è proprio quanto è successo negli anni scorsi e sempre più sta succedendo in questi anni: giovani svegli, appassionati e capaci, distribuiti in tutto il mondo e in comunicazione tra loro grazie ad Internet, hanno scritto e continuano a scrivere ottimo software che, in teoria, ma soprattutto in pratica, può sostituire il software prodotto dalle grandi aziende. Come è possibile tutto ciò? E’ possibile perché quello che viene scritto è software libero. Che cosa è il software libero? Partiamo dalla definizione (www.gnu.org/philosophy/free-sw.html) data da Richard Stallman (www.stallman.org), colui che negli anni settanta, per non essere costretto dal proprio datore di lavoro a negare agli amici e colleghi la libertà di conoscere, usare e condividere il software da lui scritto, si è licenziato e ha fondato il progetto GNU (www.gnu.org/home.it.html) e la Free Software Foundation (www.fsf.org): l’espressione “software libero” si riferisce alla libertà dell’utente di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software. Più precisamente, si riferisce alle seguenti 4 libertà: – libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo (libertà 0) – libertà di studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie necessità (libertà 1). L’accesso al codice sorgente ne è un prerequisito. – libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo (libertà 2) – libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio (libertà 3). L’accesso al codice sorgente ne è un prerequisito. Il codice sorgente è la forma del software leggibile dagli esseri umani; questo viene “compilato”, cioè trasformato in una forma leggibile ed eseguibile dai computer: questa è la forma nelle quali viene distribuito il software non libero, che quindi non può essere studiato e migliorato. L’approccio del software libero è possibile perché il software è immateriale e può essere duplicato senza praticamente costi; è un approccio semplice ma rivoluzionario, ed ha dato luogo a tutto il software libero che possiamo usare oggi: GNU/Linux (www.tldp.org), il sistema operativo con il maggiore tasso di crescita di diffusione, l’unico che sta riuscendo a rompere il monopolio di Microsoft, Apache (www.apache.org), il web server di gran lunga più utilizzato su Internet, OpenOffice (www.openoffice.org), la suite di software di produttività individuale capace di sostituire Microsoft Office, Gimp (www.gimp.org), il programma di manipolazione di immagini e fotoritocco che non ha niente da invidiare ai software commerciali più costosi, e migliaia di altri programmi (www.freshmeat.net, http://www.sourceforge.net). Ma il software libero può migliorare la competitività di un Paese, o quanto meno delle Regioni meno favorite dal punto di vista della potenza economica e delle opportunità commerciali? Cosa offre il software libero in questo senso? Innanzitutto (libertà 0) permette di avere accesso a tutto il software che potrebbe servire per avviare o supportare un’attività commerciale, un ente di ricerca, una scuola, un’organizzazione no-profit, un ente locale o un ente culturale. E l’accesso sarebbe a costo zero, per quanto riguarda il costo del software, mentre l’investimento richiesto riguarderebbe il supporto per tale software. Che cosa vuol dire? che non è richiesto pagare licenze all’azienda produttrice del software, perché questo è libero, e quindi (libertà 2) è liberamente ridistribuibile, ma che chiaramente ci vuole qualcuno con le competenze necessarie per farlo funzionare. Questo è vero anche per il software non libero, specialmente in Italia, dove le aziende produttrici di software sono pochissime, e tantissime quelle che supportano software non libero sviluppato all’estero. Nel caso del software libero, però, chiunque può diventarne esperto (libertà 1) senza dover pagare royalties al produttore, e quindi entrare nel mercato della consulenza mettendo sul piatto della bilancia le proprie capacità, con le quali i concorrenti dovranno confrontarsi: diventa difficile vivere di rendite di posizione in quanto tutti partono dallo stesso livello. Se poi vi sono la necessità e la competenza, lo stesso software può essere migliorato (libertà 3) senza dover pagare royalties. Quello che è richiesto nella maggior parte di licenze free-software (per esempio la più diffusa gpl General Publica License – http://www.softwarelibero.it/gnudoc/gpl.it.txt) è di mettere a disposizione i miglioramenti apportati a chiunque lo desideri, offrendo agli altri le stesse libertà di cui si è usufruito. Per le aziende che hanno bisogno di software per funzionare, il vantaggio è che dovranno pagare solo per il supporto, e non per le licenze al produttore, e soprattutto che potranno rivolgersi alla ditta di supporto che preferiscono, senza essere svincolati ai “capricci” del produttore, che (è successo innumerevoli volte) per i più svariati motivi può cambiare politica, e cessare il supporto o ritirare il prodotto dal mercato. I vantaggi del sofware libero, in termini di sviluppo economico e sociale, sono quindi molteplici: immaginiamo che cosa il software libero può voler dire per dei professionisti, che, con un grosso capitale di conoscenze e competenze, ma con un ridotto capitale economico, vogliano entrare nel mercato della consulenza; immaginiamo inoltre che cosa il software libero può significare per la Scuola, da cui quei futuri professionisti devono essere formati: i professori possono, scegliendo il software libero quale ausilio al proprio insegnamento, mostrare ai ragazzi tutto, ma proprio tutto, quanto vi è nel software e nell’informatica: se è vero, come è vero, che la Scuola deve formare competenze e capacità generali e non semplicemente come funziona un particolare prodotto di uno specifico fornitore/monopolista, che cosa c’è di meglio del software libero? (www.softwarelibero.it) I ragazzi potranno scegliere il software migliore, senza vincoli economici, studiarlo fin nei più piccoli dettagli grazie alla disponibilità del codice sorgente, migliorarlo se ne hanno le capacità e la necessità, collaborando magari con altre scuole. Non è più un apprendimento di “dogmi” ricevuti dall’alto, dal fornitore/monopolista di turno, ma un capire che cosa si ha sotto mano e costruire cose nuove, alzandosi “sulle spalle dei giganti”: secondo la migliore tradizione scientifica, si costruisce vera conoscenza capendo quanto ci è stato passato da chi ci ha preceduto, e ha passato il vaglio critico degli esperti del settore, e migliorandolo senza dover inventare tutto da capo; la riusabilità del software libero, garantita dalla libertà 3, permette di fare ciò. Lo stesso per le Pubbliche Amministrazioni, che non useranno i soldi dei contribuenti per pagare licenze a produttori di oltre oceano, ma li spenderanno per ottenere il supporto dei fornitori locali, attivando un circolo virtuoso di investimenti e valorizzazione delle risorse economiche e culturali locali. Non ultimo, un altro vantaggio del sofware libero è la sicurezza intrinseca che software stesso: il fatto che esso sia da chiunque leggibile e verificabile comporta che le falle di sicurezza possano essere corrette velocemente, e soprattutto che si possa verificare che, nascosti nei programmi, non vi siano funzionalità che “spiano” il lavoro degli utenti e comunichino segreti a terzi malintenzionati, o alterino i risultati delle elaborazioni. Pensiamo a quanto ciò possa essere importante se si vuole usare il software per il cosiddetto “voto elettronico”. Per concludere, il software libero è una grande opportunità, che è lì disponibile per essere sfuttata: sta a noi, intesi come entità economiche, culturali o amministrative, conoscerlo ed utilizzarlo al meglio.

Roberto Giungato articolo comparso su

Anxa News

del Luglio 2004, Notiziario della Associazione culturale Anxa di Gallipoli (Le).