Front office

foto: front-office di Cascina Roccafranca

Izmo utilizza questo strumento principalmente in relazione alle attività di Animazione territoriale e Installazioni e architetture.
Riteniamo che la seguente definizione sia la più idonea per descrivere tale strumento.
Izmo use this tool mainly in relation to the activities of Social events and Installation ad architecture.
We believe that the following definition is the most suitable to describe this tool.

Il Front office è sostanzialmente uno sportello per il pubblico, situato nell’area urbana oggetto di interventi di trasformazione e riqualificazione, che accompagna per tutta la sua durata l’attuazione dell’intervento e svolge un ruolo di interfaccia fra gli abitanti, le imprese esecutrici e il committente delle opere.
L’installazione di un Front office consente di:
• Facilitare la partecipazione dei cittadini, semplificando l’accessibilità alle informazioni e la trasparenza.
• Ascoltare bisogni, critiche e aspettative dei cittadini in merito all’intervento di riqualificazione,
contenendo gli eventuali disagi creati dai lavori attraverso un’attività di informazione preventiva.
• Raccogliere le segnalazioni presentate dagli abitanti e costruire insieme a loro e ai referenti istituzionali le risposte più efficaci per migliorare la convivenza con il cantiere.
• Valorizzare le valenze positive dell’intervento, contribuendo alla costruzione di un’atmosfera positiva intorno ai lavori.
Una volta che, dopo un inevitabile periodo iniziale di diffidenza, i cittadini comprendono il ruolo di servizio del Front office, questo diventa un riferimento affidabile e il livello di conflittualità diminuisce, facilitando la risoluzione dei problemi che comunque ogni intervento di riqualificazione comporta.

Fonte: parzialmente tratto da Bobbio L. (a cura di), 2004, A più voci. Amministrazioni pubbliche, imprese, associazioni e cittadini nei processi decisionali inclusivi, Napoli

Stakeholder mapping

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Izmo utilizza questo strumento principalmente in relazione alle attività di Esplorazione e analisi urbana.
Riteniamo che la seguente definizione sia la più idonea per descrivere tale strumento.
Izmo use this tool mainly in relation to the activitiy of Urban exploration and analysis.
For a english treatment of Stakeholder analysis, the reader should refer to 
http://en.wikipedia.org/wiki/Stakeholder_analysis

La mappatura degli stakeholder, ovvero l’individuazione delle principali categorie di portatori di interesse, è una delle prime fasi all’interno di un processo partecipato.
Per stakeholder si intendono, appunto, tutti i soggetti portatori di punti di vista e interessi rilevanti in relazione alla questione da affrontare.
Per facilità, possono essere suddivisi in tre macro-categorie:

  • istituzioni pubbliche: enti locali territoriali (comuni, province, regioni, comunità montane, ecc.), agenzie funzionali (consorzi, camere di commercio, aziende sanitarie, agenzie ambientali, università, ecc.), aziende controllate e partecipate;
  • gruppi organizzati: gruppi di pressione (sindacati, associazioni di categoria, partiti e movimenti politici, mass media), associazioni del territorio (associazioni culturali, ambientali, di consumatori, sociali, gruppi sportivi o ricreativi, ecc.);
  • gruppi non organizzati: cittadini e collettività (l’insieme dei cittadini componenti la comunità locale).

Come si può notare, gli stakeholder rappresentano una molteplicità complessa e variegata di “soggetti portatori di interesse della comunità”. Spesso non è possibile sapere a priori chi sono gli attori e quali sono i loro interessi: occorre scoprirlo a poco a poco, muovendosi sul territorio, analizzando il contesto, incontrando persone, gruppi e associazioni e soprattutto ascoltandoli, per poter individuare gli stakeholder che è necessario e utile coinvolgere nell’ambito dell’intervento.

Si possono individuare gli stakeholder attraverso diverse metodologie; una di queste indica come principi per la loro identificazione la capacità di influenza e quella di interesse che essi sono in grado di esercitare:

  • occorre definire i “fattori di influenza” di ciascun stakeholder individuato. La capacità di influenza dei singoli portatori di interesse è determinata dalla loro: dimensione, rappresentatività, risorse attuali e potenziali, conoscenze e competenze specifiche,collocazione strategica;
  • occorre stabilire il “livello di interesse” di ciascun stakeholder rispetto alla sua l’incidenza e alla sua “capacità di pressione”. Il “livello di interesse” è stabilito da due fattori: l’incidenza della politica considerata rispetto alla sfera di azione e agli obiettivi del portatore di interesse individuato e dalle iniziative di pressione che gli stakeholder possono mettere in campo per promuovere o rivendicare i propri interessi o per favorire una propria partecipazione al processo decisionale.

Si ottengono così tre categorie di stakeholder:

  • gli stakeholder essenziali, cioè coloro che è necessario coinvolgere perché hanno alto interesse e alta influenza rispetto alla politica di riferimento e, quindi, forte capacità di intervento sulle decisioni che l’Amministrazione vuole adottare;
  • gli stakeholder appetibili, cioè coloro che opportuno coinvolgere poiché hanno basso interesse ma alta influenza. Questa categoria può essere rappresentata da gruppi di pressione o da opinion leader in grado di influenzare l’opinione pubblica rispetto a determinate tematiche;
  • gli stakeholder deboli, cioè coloro che hanno alto interesse ma bassa influenza. Questa categoria è rappresentata da soggetti che non hanno i mezzi e gli strumenti per poter esprimere in modo forte e omogeneo i propri interessi; questi soggetti coincidono spesso con le fasce destinatarie delle politiche dell’Amministrazione ed è quindi opportuno coinvolgerle nella formulazione delle politiche stesse.

FONTE: URPdegliURP

Worldcafè

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Izmo utilizza questo strumento principalmente in relazione all’attività di Moderazione e facilitazione, e ha avuto modo di applicarlo concretamente nel corso del progetto Open up urban space.
Riteniamo che la seguente definizione sia la più idonea per descrivere tale strumento
Izmo use this tool mainly in relation to the activity of Moderation and facilitation, Izmo was able to apply it in practice during the project Open up urban space.
For a english treatment of Worldcafè, the reader should refer to http://www.theworldcafe.com

Le Conversazioni al Cafè sono un metodo semplice da utilizzare per creare una rete vivente di dialogo collaborativo su domande e questioni che servono al lavoro e all’organizzazione. La grande parte delle Conversazioni al Cafè sono basate sui principi ed il formato sviluppato da The World Cafè (www.theworldcafe.com), un movimento globale, in grande crescita per supportare conversazioni importanti negli ambienti organizzativi pubblici e privati e nelle comunità più diverse. Le Conversazioni al Cafè sono anche una metafora provocatoria che rende capaci di vedere nuovi modi di fare la differenza nelle nostre vite ed al lavoro. Il potere della conversazione è così invisibile e naturale che di solito lo sottovalutiamo.
Per esempio, considerate l’apprendimento che si realizza, e le opzioni operative che emergono, quando le persone si muovono da una conversazione all’altra, sia all’interno dell’organizzazione che all’esterno, con fornitori, clienti ed altri nella comunità ampia.
Quando ci rendiamo conto del potere delle nostre conversazioni, come un processo chiave del business, possiamo utilizzarlo più efficacemente per il beneficio di tutti.
Il Cafè nasce sulla base dell’ipotesi che le persone hanno già, in loro, la saggezza e la creatività per affrontare anche le sfide più difficili. Dato un contesto appropriato ed una adeguata concentrazione, è possibile accedere ed utilizzare questa più profonda conoscenza su ciò che è importante.

Conversazioni al Cafè (una breve descrizione):

  • Fai accomodare quattro o cinque persone intorno a piccoli tavoli, in gruppi di conversazione. Ciascun gruppo, in ogni tavolo, nomina un ospite o “padrone di casa”.
  • Progetta turni progressivi di conversazioni (solitamente tre) di circa 20/30 minuti ciascuno
  • Lavora, nel tuo tavolo, su domande e temi che sono realmente importanti per la tua vita, il tuo lavoro o la tua comunità, mentre gli altri piccoli gruppi, nei tavoli vicini esplorano gli stessi temi.
  • Incoraggia sia i “padroni di casa” che i componenti il gruppo a scrivere, scarabocchiare, o disegnare le idee sulle tovaglie di carta, o su larghi fogli di carta che sono disponibili in ogni tavolo.
  • Al termine del turno iniziale di conversazione, chiedi al “padrone di casa” di rimanere al tavolo, mentre gli altri si spostano nel ruolo di “ambasciatori di significato”. Chi si sposta porta con se le idee, i temi e le domande nelle nuove conversazioni in cui si unisce.
  • Chiedi al “padrone di casa” di dare il benvenuto ai nuovi arrivati e di condividere brevemente le idee principali, i temi e le domande della conversazione iniziale. Incoraggia gli ospiti a collegare e connettere le idee che vengono dalle precedenti conversazioni – ascoltando attentamente e sviluppando sui contributi di ciascuno.
  • Dando a tutti l’opportunità di muoversi in diversi turni di conversazione, le idee, domande, e temi iniziano a collegarsi e connettersi. Alla fine del secondo turno, tutti i tavoli, o gruppi di conversazione, saranno “impollinati” in modo combinato, dalle, e con le, intuizioni profonde emerse nelle conversazioni precedenti.
  • Nel terzo turno di conversazione i partecipanti possono rientrare “a casa”, il loro tavolo originario, per riassumere le loro scoperte, o possono continuare a viaggiare verso nuovi tavoli e gruppi, lasciando lo stesso “padrone di casa”, o un nuovo “padrone di casa”. Qualche volta una nuova domanda che aiuta l’approfondimento dell’esplorazione viene proposta per il terzo turno.
  • Dopo diversi turni di conversazione puoi iniziare una conversazione che coinvolge insieme l’intero gruppo” per condividere le scoperte e le intuizioni. Eʼ in queste conversazioni, stile assemblea pubblica, che gli schemi ricorrenti possono essere identificati, la conoscenza collettiva cresce, e nuove possibilità per l’azione emergono.

Una volta che sai cosa vuoi realizzare, e di quanto tempo disponi, puoi decidere in modo appropriato la lunghezza e il numero dei turni, l’utilizzo più efficace delle domande e i modi più interessanti di collegare, trasferire/ far si che le conversazioni siano influenzate dalle
idee di tutti i partecipanti.

Come creare un’atmosfera da Cafè:

  • Sia che tu ospiti alcune decine, o alcune centinaia di persone, è fondamentale creare un ambiente che sia informale ed intimo.
  • Quando i tuoi ospiti arrivano dovrebbero immediatamente rendersi conto che questo non è il solito incontro.
  • Se possibile utilizza uno spazio con luce naturale e vista sull’esterno per creare un’atmosfera più accogliente
  • Fai in modo che l’ambiente abbia l’aspetto di un Bar molto accogliente, con piccoli tavoli per quattro o cinque persone. Meno di quattro persone potrebbero non bastare a creare abbastanza varietà e diversità di prospettive, più di cinque persone potrebbero limitare l’interazione tra i partecipanti.
  • Disponi i tavoli in modo casuale, piuttosto che in linee perfette. I tavoli di un Bar aperto da qualche ora, sul marciapiede, appaiono rilassanti ed invitanti.
  • Usa tovaglie colorate e un piccolo vaso di fiori per tavolo. Se il luogo consente, metti anche una candela per tavolo. Disponi piante o fiori nella stanza.
  • Metti almeno due grandi fogli di carta su ciascuna tovaglia, insieme a una scodella, o ad un bicchiere di vino riempiti con pennarelli colorati. Carta e penna incoraggiano il disegno, scarabocchi, e connessione di idee. In questo modo le persone prendono appunti man mano che le idee emergono.
  • Disponi un tavolo per i facilitatori
  • Valuta la possibilità di esporre elementi artistici o posters nei muri, o anche semplici fogli con aforismi, e di avere musica mentre le persone arrivano e gli dai il benvenuto
  • Usa la tua immaginazione e sii creativo/a!

Fonte: theworldcafe.com 

Venn diagram

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Izmo utilizza questo strumento principalmente in relazione alle attività di Esplorazione e analisi urbana. Izmo use this tool mainly in relation to the activities of  Urban exploration and analysis.

I diagrammi di Venn detti anche “Chapati diagram” sono dei cerchi (insiemi) disegnati per indicare diversi gruppi di elementi (es. attività, gruppi sociali, usi del suolo, ). Ad ogni cerchio può essere associata una dimensione, una posizione, un colore che indica un valore quali-quantitativo. Questi si sovrappongono nel caso in cui gli elementi appartengano a più gruppi/insiemi.
I diagrammi di Venn sono utili per illustrare e analizzare lo stato di un ambiente o di un gruppo sociale. Possono aiutare a identificare la posizione, la rilevanza, l’accessibilità e la disponibilità di risorse o altri elementi sul territorio.

Interviste

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Izmo utilizza questo strumento principalmente in relazione alle attività di Esplorazione e analisi urbana, Animazione territoriale, Arte e design partecipato, Installazioni e architetture, e ha avuto modo di applicarlo concretamente nel corso dei progetti SEM e Mercato dell’invendibile.
Riteniamo che la seguente definizione sia la più idonea per descrivere tale strumento
Izmo use this tool mainly in relation to the activities of Urban exploration and analysis, Social events, Partecipatory design and art, Installation and architecture. Izmo was able to apply it in practice during the projects SEM and Mercato dell’invendibile.

In termini generali, un’intervista è una conversazione fra due o più persone in cui delle domande vengono poste dall’intervistatore al fine di ottenere delle informazioni dall’intervistato. Nella ricerca sociale, Izmo utilizza le interviste per raccogliere elementi e informazioni insite nei luoghi di futuri interventi

Interviste strutturate, semi-strutturate e non strutturate [interviste conoscitive]

La distinzione attiene al grado di libertà concesso all’intervistato.

Le interviste strutturate (o standardizzate) sono quelle interviste caratterizzate dall’utilizzo di domande estremamente strutturate e codificate e da una forte “distanza” tra i due soggetti che interagiscono.
Le interviste semi-strutturate e non strutturate sono invece quelle interviste che garantiscono un modesto o forte coinvolgimento reciproco tra intervistato e intervistatore e una scarsa standardizzazione sia delle domande che delle risposte. Alto è il livello di libertà concesso agli attori durante l’interazione, anche se i risultati ottenuti sono scarsamente generalizzabili, perché condizionati dalla loro soggettività e dalla specificità della situazione di intervista.

fonte: URPdegliURP

Campionamento probabilistico e non probabilistico [snowball interview]

Si parla di campionamento probabilistico quando ogni soggetto o oggetto di cui è composta la popolazione ha una probabilità nota di essere incluso nel campione. Questo tipo di campione garantisce la rappresentabilità mentre dei campioni non probabilistici non si possono generalizzare i risultati di indagine. Infatti il campione probabilistico è quel campione i cui risultati possono essere estesi con un certo livello di fiducia (detto anche livello di confidenza) alla popolazione.

Per quanto riguarda il campionamento non probabilistico, invece, la differenza con il campionamento probabilistico è rappresentata dalla selezione non casuale dei campioni. Il campionamento non probabilistico non fornisce a ciascuna unità della popolazione la stessa occasione di essere parte del campione: alcuni gruppi o individui hanno maggiore probabilità di essere scelti, altri meno.
Questo metodo, infatti, prevede la selezione del campione in base a criteri di comodo o di praticità: per esempio, perché gli elementi da campionare sono più facilmente accessibili, o per ragioni di costo, o perché in una certa zona sono disponibili volontari ecc. Un campione selezionato con questi criteri, sebbene abbia il vantaggio della rapidità, fornisce dati poco affidabili e può essere facilmente viziato da errori sistematici.

Un esempio di campionamento non probabilistico è costituito dal “campionamento a valanga” (snowball interview). Questo tipo di campionamento è’ utilizzato nel caso la popolazione sia costituita da soggetti che tendono ad occultare la loro identità (omosessuali, prostitute ecc.) o sono di difficile reperibilità (clandestini ecc). Consiste nel selezionare i casi utilizzando le reti relazionali (sociali, culturali, politiche) di un gruppo di persone inizialmente contattate (per es. indagine sugli immigrati senza permesso di soggiorno: si contatta un immigrato, lo si sottopone ad intervista e poi gli si chiede di indicare un altro immigrato di sua conoscenza disposto a rilasciare l’intervista).

fonte: federica.unina.it

Goal Oriented Project Planning (GOPP)

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Fonte: Studio Sferalab

Izmo utilizza questo strumento principalmente in relazione all’attività di Moderazione e facilitazione. Riteniamo che la seguente definizione sia la più idonea per descrivere tale strumento Izmo use this tool mainly in relation to the activitiy of Moderation and facilitationFor a english treatment of GOPP, the reader should refer to http://en.wikipedia.org/wiki/Logical_framework_approach

Il metodo GOPP (Goal Oriented Project Planning), così come altri approcci o strumenti ispirati al Quadro Logico, nasce a partire dagli anni ‘60 da un insieme di tecniche e di strumenti elaborati nel quadro delle attività di progettazione di enti e agenzie dedite alla cooperazione allo sviluppo. Il GOPP è un metodo che facilita la pianificazione e il coordinamento di progetti attraverso una chiara definizione degli obiettivi e si inquadra in un approccio integrato denominato PCM (Project Cycle Management) e diffuso nel 1993 dalla Commissione Europea come standard di qualità nelle fasi di programmazione, gestione e valutazione di interventi complessi.

Durante il ciclo di vita di un progetto il GOPP può essere utilizzato:
– nella fase di identificazione e definizione, per analizzare i problemi, stabilire possibili soluzioni, obiettivi, risultati, attività e indicatori di monitoraggio e valutazione (costruzione dell’albero dei problemi e dell’albero delle soluzioni);
– nella fase di attivazione e progettazione esecutiva, per chiarire la suddivisione dei compiti tra i vari attori coinvolti e per fare eventuali adattamenti (costruzione del logical framework);
– nella fase di valutazione e verifica del progetto in corso d’opera, per condividere eventuali adattamenti qualora siano emersi problemi o nuove opportunità
– nella fase di valutazione finale, per verificare il raggiungimento degli obiettivi e individuare eventuali suggerimenti per successivi miglioramenti e progetti futuri.
Da un punto di vista organizzativo un workshop GOPP prevede il coinvolgimento di circa una decina di persone, individuate tra gli attori-chiave che hanno un ruolo cruciale per il successo di un progetto, e di un facilitatore, e può avere una durata di uno o più giorni.
È una metodologia che fa largo utilizzo delle tecniche di visualizzazione: si utilizzano grandi fogli di carta adesiva affiancati su una parete e i partecipanti, seduti a semicerchio, lavorano, dall’analisi dei problemi alla proposta di soluzioni, con dei cartoncini colorati nei quali possono scrivere i loro suggerimenti secondo le fasi della metodologia.
Tali idee una volta inserite sulla parete adesiva possono essere visualizzate da tutto il gruppo che può spostarle o aggregarle secondo le esigenze. È evidente che l’utilizzo di tale tecnica può portare a rafforzare la comunicazione e la convergenza di gruppi di lavoro, ed è particolarmente efficace per analizzare i problemi, suggerire proposte evidenziare rischi, ed elaborare soluzioni in tempi relativamente ristretti.

fonte: Formez

Missioni urbane

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Izmo utilizza questo strumento principalmente in relazione alle attività di Esplorazione e analisi urbana e ha avuto modo di applicarlo concretamente nel corso del progetto Open up Urban Space. Izmo use this tool mainly in relation to the activities of  Urban exploration and analysis and Social events, Izmo was able to apply it in practice during the projects Open up Urban Space.

La città è sempre stata, per lo più, sfondo e teatro delle attività umane legate al lavoro e agli interessi economici e politici. Nulla di buono insomma. Per il relax e il divertimento c’erano la campagna e le romantiche gite fuori porta.
In verità, anche nello spazio urbano era possibile divertirsi, ma solo in spazi chiusi e dedicati a tali attività (vedi: teatri e stadi).
Recentemente, l’aumento della polazione urbana, della ricchezza e dei servizi al cittadino, ha portato alla nascita di utilizzi alternativi dello spazio pubblico (vedi: giochi di stada, installazioni, arte, sport e teatro di strada).
Oggi la fantasia non ha più limiti e, anche in risposta alla crisi dello spazio pubblico, numerosi collettivi, studi (vedi: esterni.org) e gruppi inventano nuovi modi per utilizzare la città. Il caso più emblematico è Critical City (ora Upload) che per definizione è:

un pervasive game che attraverso una piattaforma web porta i giocatori ad uscire di casa e chiede loro di realizzare “missioni” nella città. Le missioni sono azioni ideate per far interagire i giocatori con lo spazio urbano in modo nuovo, divertente, spesso provocatorio, sempre inaspettato.

Una missione o un’esecuzione è un’attività che porta i cittadini a interagire con spazi e persone in modo alternativo e ludico [oserei dire folle]. Per quanto concerne i luoghi, gli organizzatori portano i cittadini/giocatori ad attraversare, osservare e utilizzare, fino a riqualificare, spazi mai visti prima o, in  alternativa, quelli in cui si è soliti vivere, al fine di sensibilizzare, stimolare e responsabilizzare gli stessi partecipanti.
Per quanto riguarda le persone, i  cittadini/giocatori interagiscono, parlano, dialogano con sconosciuti o con i propri vicini di casa, generando scambio, solidarietà, relazioni inaspettate, sorpresa [quindi comunità].

Per comprendere meglio cosa sono le missioni urbane riportiamo di seguito alcuni esempi di “missioni urbane”:

  • compra un etto di torcetti. se non sai cosa sono chiedi (buy 1hectogram of “torcetti”. if you don’t know torcetti ask to somebody)
  • segui per 10 min la prima persona che vedi e poi cambia persona (follow for 10 min the first people that you find. than change the person)
  • voltati e cammina all’indietro (da ripetere ogni 2 min) (turn back and walk back in the same direction, make it 2 times)
  • tocca e fai strisciare la mano sul muro che ti è a fianco (touch the wall next to you and slide the hand on it for 10 mt)
  • cammina per 1km guardando in alto (watch the sky and walk for 15 min)
  • fatti 3 foto con un 3 indigeni (take three picture with 3 different inhabitans)
  • farsi tradurre un proprio proverbio (ask somebody to translate “è inutile piangere sul latte versato”)
  • segui il rosso! (follow the red color)
  • vai nella direzione del vento per 10 min e poi verso il sole (walk an follow the wind direction than to the sun)
  • trova il primo odore che senti e seguilo (follow the firs smell that you feel)
  • orientati con la mappa della tua città (orienting as you were in your city)

Altre? vai su http://criticalcity.org/posts?section=hall_of_fame

Autocostruzione | DIY Self-build

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Izmo utilizza questo strumento principalmente in relazione alle attività di Laboratori di progettazione, Arte e design partecipato, Installazioni e architetture e ha avuto modo di applicarlo concretamente nel corso del progetto 80*120. Izmo use this tool mainly in relation to the activities of Workshops and Participatory Art and Design, Installation and architecture, Izmo was able to apply it in practice during the project 80*120.For a english treatment of Open Space Technology, the reader should refer to Self-build (wikipedia)

L’autocostruzione è una pratica utilizzata in architettura [“fai da te” nel design] che prevede la costruzione di un edificio [o di un oggetto di design] da parte di operatori dilettanti non specializzati, futuri utenti dell’opera costruita, invece che da parte di un’impresa edile [di un artigiano o azienda].

Definita da alcuni come uno strumento oggigiorno innovativo, si tratta in realtà di una pratica antichissima: da sempre, infatti, i ceti meno abbienti si sono costruiti autonomamente le proprie case [o cose]. Ed è solo con l’avvento dell’era industriale e con lo svilupparsi di tecnologie sempre più complesse che l’autocostruzione è stata abbandonata.

L’autocostruzione si configura come una delle possibili risposte per intervenire sul problema abitativo, consentendo l’accesso ad un alloggio [e al suo arredo] anche ai redditi più deboli: infatti, la partecipazione dei futuri proprietari alla costruzione della loro casa con l’apporto del loro lavoro consente il contenimento dei costi di edificazione [e realizzazione].
Naturalmente, i progetti di autocostruzione non possono prescindere dalla presenza di professionisti che garantiscono l’assistenza tecnica, il rispetto delle norme di sicurezza, le certificazioni necessarie e la qualità del risultato finale.
L’autocostruzione valorizza anche la dimensione sociale: John Turner, nel libro Freedom to build, (New York 1972), sostiene che «le abitazioni controllate dagli utenti (quando sono anche materialmente economiche) sono decisamente superiori come veicolo di crescita e sviluppo dell’individuo, della famiglia e della società, di quelle ottenute già fatte».

Le motivazioni che spingono verso l’autocostruzione sono:

  • Possibilità di ottenere abitazioni [e oggetti di design] a un prezzo molto contenuto
  • Creazione di un ambiente abitativo adatto a particolari esigenze dell’individuo e della sua famiglia
  • Riappropriazione di tecniche tradizionali, utilizzo di tecnologie semplici e facilmente reperibili in loco e di tecnologie sperimentali
  • Attenzione al riciclo e al riuso dei materiali
  • Architettura [e design] a basso impatto ambientale
  • Coinvolgimento dei futuri utenti, senso di appartenenza e coesione sociale

L’autocostruzione è oggi molto comune nei paesi in via di sviluppo, ma anche negli Stati Uniti e in Canada. In Europa, e in particolare in Italia, è ancora una pratica “di nicchia”.

Role play

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Izmo utilizza questo strumento principalmente in relazione alle attività di Animazione territoriale e Moderazione e facilitazione, e ha avuto modo di applicarlo concretamente nel corso del progetto Role play Lingotto. Izmo use this tool mainly in relation to the activities of Social events and Moderation and facilitation, Izmo was able to apply it in practice during the project Role play Lingotto.

Il role-play (o “gioco di ruolo”) è una metodologia basata sulla simulazione, che prevede che i partecipanti svolgano, per un tempo limitato, il ruolo di “attori”, rappresentando un ruolo, confrontandosi e interagendo tra loro, sotto la supervisione di uno o più moderatori.
La finalità del role-play è duplice: questo strumento infatti, in primo luogo, mira a rendere i partecipanti maggiormente consapevoli dei propri atteggiamenti e punti di vista; al contempo, gli permette di considerare la situazione da una prospettiva differente, immedesimandosi negli altri stakeholders e prendendo coscienza delle loro istanze e dei loro interessi.
Normalmente, un role-play coinvolge circa 20 persone e si articola in tre fasi:

  1. la fase preparatoria, in cui vengono assegnati i ruoli e illustrate le regole del gioco.
  2. lo svolgimento del gioco.
  3. l’analisi del gioco, in cui i partecipanti discutono di ciò che è accaduto durante la simulazione.

I moderatori hanno il compito di scandire i tempi delle attività e facilitare l’interazione tra i partecipanti durante lo svolgimento della simulazione.
Al termine delle attività, è possibile elaborare un report che evidenzi gli esiti della discussione.

Open Space Technology (OST)

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Izmo utilizza questo strumento principalmente in relazione alle attività di Animazione territoriale e Moderazione e facilitazione, e ha avuto modo di applicarlo concretamente nel corso del progetto OST –  Open Space Technology Corso Farini, a domani!
Riteniamo che la seguente definizione sia la più idonea per descrivere tale strumento
Izmo use this tool mainly in relation to the activities of Social events and Moderation and facilitation, Izmo was able to apply it in practice during the project OST – Open Space Technology Corso Farini, a domani!

For a english treatment of Open Space Technology, the reader should refer to http://en.wikipedia.org/wiki/Open_Space_Technology

La tecnica Open Space è stata creata nella metà degli anni ´80 da un esperto americano di scienza delle organizzazioni, Harrison Owen, quando si rese conto che le persone che partecipavano alle sue conferenze apprezzavano più di ogni altra cosa i coffee break. I seminari organizzati secondo la metodologia OST non hanno relatori invitati a parlare, programmi predefiniti, o espedienti organizzativi. I partecipanti, seduti in un ampio cerchio, apprendono nell’arco della prima mezz’ora come faranno a creare la propria conferenza. Chiunque intende proporre un tema per il quale prova sincero interesse, si alza in piedi e lo annuncia al gruppo, e così facendo assume la responsabilità di seguire la discussione e di scriverne il resoconto. Quando tutti gli intenzionati hanno proposto i propri temi, viene dato avvio alla prima sessione di lavoro e si comincia. Alla fine della giornata sarà distribuito ai partecipanti il resoconto di tutte le discussioni svolte.
Pochi elementi guidano l’evento. Quattro principi:
1. chi partecipa è la persona giusta;
2. qualsiasi cosa succeda va bene;
3. quando si inizia si inizia;
4. quando si finisce si finisce.
E la legge dei due piedi: “se ti accorgi che non stai né imparando né contribuendo alle attività, alzati e spostati in un luogo in cui puoi essere più produttivo”. All’interno dell’OST vengono riconosciuti comportamenti che tutti tendiamo ad assumere in situazioni collettive, ma in un contesto in cui le buone maniere sono temporaneamente ribaltate: non è scortese spostarsi da un luogo all’altro, anche mentre qualcuno sta parlando, e non lo è allontanarsi da un gruppo di lavoro se ci si vuole intrattenere con qualcuno. In sintesi nell’OST gli unici responsabili di un evento noioso o poco stimolante sono i suoi stessi partecipanti, e questa consapevolezza, inspiegabilmente, rende i lavori più intensi, appassionati e produttivi. Nessuno ha totalmente il controllo di ciò che sta succedendo, ma il risultato è di straordinaria creatività e responsabilizzazione.

fonte: Bobbio L. (a cura di), 2004, A più voci. Amministrazioni pubbliche, imprese, associazioni e cittadini nei processi decisionali inclusivi, Napoli, ESI.