Riqualificare i relitti urbani con la creatività

Riqualificare i “relitti urbani” con la creatività: l’esempio di URBE – Rigenerazione Urbana.

urbe

 

C’era una volta lo spazio pubblico, ambito della vita quotidiana e della cittadinanza.

C’erano una volta le aree industriali dismesse, spazi abbandonati, scartati, marginali, vuoti urbani in via di trasformazione o in fase di “divenire altro”.

C’era una volta la street art, nome dato dai mass-media per definire quelle forme d’arte che nello spazio pubblico si manifestano, spesso illegalmente: graffiti, poster, stencil, proiezioni video, sculture, ecc.

Poi è arrivata URBE a mescolare le carte in tavola. La neonata associazione culturale si è affacciata al panorama complesso della città contemporanea proponendo una sfida: deviare la street art dai vagoni ferroviari e dalla strada, invitarla ad entrare in uno stabilimento industriale in disuso, coinvolgere la collettività e ritracciare così le forme del concetto di spazio pubblico.

In via Foggia 28, nel cuore del quartiere Aurora di Torino, l’ex fabbrica Aspira, in attesa di essere smantellata e riconvertita in moderni loft, cambia pelle e si trasforma. I 1500 mq di locali concessi dalla società proprietaria dell’immobile, anziché essere lasciati al proprio inevitabile destino di degrado, vedono nascere il WTC, War Trade Center, luogo di contaminazione artistica e contenitore di eventi culturali. URBE crea un evento “pop up” della durata di un mese e mette in piedi un cartellone ricco e sfaccettato: mostre d’arte e di fotografia, performances teatrali, musicali e circensi, videoproiezioni e dibattiti d’attualità, eventi sportivi e non solo, per restituire questi spazi alla comunità con nuovi significati e diversi modi di intendere e vivere la collettività.

La struttura stessa degli ambienti e la provvisorietà dell’esperimento si sono rivelati fin da subito la combinazione perfetta per attrarre la natura fugace, istintiva ed intuitiva degli street artists. Nasce così, spontaneamente, SUB URB ART – Arte urbana in subbuglio, una mostra/evento che ha avuto come protagonisti i muri della fabbrica, interpretati da oltre 40 artisti italiani e internazionali. I soggetti fantastici, grotteschi, iperrealistici o di protesta di murales, stencil e facciate hanno ridato una seconda vita all’edificio ed hanno conquistato tutti, dagli esperti d’arte urbana ai profani abitanti del quartiere. L’effetto dirompente e poliedrico della street art, a cavallo tra comunità sociale e mondo dell’arte, ha richiamato la partecipazione del pubblico ed è riuscito nell’impresa di stabilire un rapporto affettivo tra lo spazio e i visitatori, sia occasionali che habitué. La mostra è stata in costante evoluzione per tutto il mese, grazie ad un vivace passaparola che, agevolato dal naturale slancio propositivo del pubblico, ha fatto crescere l’evento giorno dopo giorno e, complice la rete, segnalazione dopo segnalazione. La scadenza irremovibile del 31 luglio ha contribuito a stimolare la curiosità e a rendere l’evento accattivante e irrinunciabile. L’atmosfera informale ed elettrizzante ha fatto il resto, propagando un clima speciale.

Ora che l’esperienza è conclusa, come al risveglio da un sogno, viene spontaneo chiedersi: che cos’è stato per davvero il WTC?

Una galleria d’arte contemporanea? Un nuovo modello di centro sociale? Un laboratorio sperimentale? Una grande manifestazione culturale cittadina? Una brevissima parentesi tra realtà e fantasia, tra passato e futuro? Sicuramente possiamo affermare che quella che un tempo era stata una fabbrica di impianti di areazione è diventata temporaneamente uno spazio di contaminazione e di sperimentazione, che ha visto incontrarsi diverse persone, esperienze e linguaggi. A mio parere, però, più di ogni altra cosa, il War Trade Center è stato, sebbene solo per trenta giorni, una piazza e un cortile di casa al tempo stesso.

Ogni singolo visitatore ha avuto la possibilità di assistere attivamente a qualcosa di corale, ma in modo totalmente personale. Ospite e padrone di casa, guida ed esploratore, protagonista e comparsa, spettatore e performer di una grande azione collettiva, ciascuno ha potuto avvicinarsi ed entrare in contatto con lo spazio in maniera assolutamente libera.

Involontariamente si è rimessa al centro dell’attenzione l’essenza stessa dello spazio pubblico, cioè la sua natura d’incontro e d’identificazione della comunità, di creatività sociale, di innovazione, di divertimento, di contemplazione e di condivisione.

Della favola di via Foggia, dopo il passaggio ignaro delle ruspe, resta l’associazione URBE Rigenerazione urbana, con l’obiettivo di riprodurre l’esperienza nei numerosi spazi torinesi in fase di transizione.

URBE reinterpreta il tema della rigenerazione in  modo nuovo, affrontando la questione del degrado e della marginalità, sia fisica che sociale, secondo nuove formule e sondando percorsi artistici inconsueti.

Facendo irruzione negli spazi dismessi in via di abbattimento, la creatività può raccontare le trasformazioni urbane e, agendo come una sorta di “cura palliativa urbana”, accompagnare i luoghi al loro futuro.

Adottare nel progetto di riqualificazione urbana un approccio artistico e partecipativo, significa per l’associazione esaltare il valore della percezione e l’atteggiamento di ascolto, necessari per riattivare il dialogo fondamentale tra il luogo e i suoi abitanti.

Contatti:

Mail: urberegeneration@gmail.com

Pagina Facebook: Urbe Rigenerazione Urbana

Link esterni:

http://www.spaziotorino.it/scatto/?p=1899

http://blog.contemporarytorinopiemonte.it/?p=4255

http://www.pagina.to.it/index.php?ln…n=zoom&id=9657

http://mattiaboero.photoshelter.com/…00BVKnk4puB38/

Video:

http://vimeo.com/26479245

http://www.youtube.com/watch?v=Ndxi5…eature=related

http://www.youtube.com/watch?v=4B8duNxCxJk

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi…2-tgr.html#p=0 (minuto 15′) – Tg3 Piemonte, 15/07/2011.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi…861c2d6b9.html (minuto 14’40”) – Tg3 Piemonte, 30/07/2011.

Brainstorming

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Izmo utilizza questo strumento principalmente in relazione alle attività di Laboratori di progettazione, Arte e desing partecipato e Installazioni e architetture, e ha avuto modo di applicarlo concretamente nel corso del progetto Einstein school workshop.
Riteniamo che la seguente definizione sia la più idonea per descrivere tale strumento
Izmo use this tool mainly in relation to the activities of Workshop, Partecipatory design and art and Installation and architecture, Izmo was able to apply it in practice during the project Einstein school workshop.
For a english treatment of Brainstorming, the reader should refer to 
http://en.wikipedia.org/wiki/Brainstorming

Il brainstorming (letteralmente: tempesta di cervelli) è un metodo che ha lo scopo di sviluppare soluzioni creative ai problemi. È stato inventato negli Stati Uniti nella prima metà del secolo scorso da Alex Osborn. L’obiettivo del brainstorming è la produzione di “possibili soluzioni per un problema specifico”. Alla base vi è l’idea del gioco quale dimensione leggera che permette di liberare la creatività dei singoli e del gruppo, e che normalmente è impedita da una serie di inibizioni. Il gruppo ideale dei partecipanti non dovrebbe essere superiore ad una quindicina di persone, riunite comodamente attorno ad un tavolo o sedute in un salotto. Una volta messo a fuoco il problema e fissato un tempo limite per l’incontro, ciascuno esprimerà come soluzione al problema la “prima idea che gli viene in mente”, in rapida sequenza e per associazione di idee. Il brainstorming premia soluzioni il più possibile assurde, nella convinzione che più le proposte sono ridicole e più saranno interessanti e utili per individuare alla fine la soluzione migliore. Infatti esse saranno sottoposte ad un processo sempre più affinato di rielaborazione, di approfondimento, di revisione, da parte del gruppo, rifacendosi via via alle idee proposte da altri partecipanti, in modo da trasformare il carattere irrealizzabile e fantasioso delle idee iniziali in proposte sempre più pratiche e fattibili. La regola fondamentale del brainstorming è che i partecipanti non devono assolutamente esprimere giudizi sulle idee proposte dagli altri. L’obiettivo è infatti quello di produrre nuove idee, mentre il giudizio introduce un elemento di freno e induce atteggiamenti difensivi. Il brainstorming è condotto da un facilitatore, il quale deve fare attenzione a:
• proporre il problema iniziale in modo chiaro e semplice;
• invitare i partecipanti a sospendere il giudizio;
• favorire le idee estreme e spiazzanti e ad accogliere qualsiasi idea espressa;
• scrivere, su una lavagna o altro, per esempio su foglietti adesivi, tutte le idee espresse, in modo che siano visibili a tutti e possano essere utilizzate per successive elaborazioni;
• incoraggiare i partecipanti a elaborare variazioni sulle idee espresse da altri.
Quando conviene organizzare un brainstorming? Quando abbiamo di fronte un problema relativamente semplice o ben definito e quando abbiamo bisogno di trovare soluzioni non scontate. Le questioni da esplorare possono essere, per esempio: “Che cosa possiamo fare per la manutenzione del giardino pubblico?”, “Come si può gestire il problema della conflittualità tra auto e pedoni?”, “Come possiamo rendere attraente per i cittadini l’idea della raccolta differenziata?”.

fonte: Bobbio L. (a cura di), 2004, A più voci. Amministrazioni pubbliche, imprese, associazioni e cittadini nei processi decisionali inclusivi, Napoli, ESI.

Alberi in scatola

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Gli artisti sono una cassa di risonanza dell’ambiente: ciò che ci circonda. A volte, come in questo caso, l’ambiente preso in considerazione non è solo tutto ciò che ci circonda, ma anche quello naturale, accezione largamente più diffusa in italiano.

Gli artisti fagocitano il mondo, lo digeriscono e rigettano la loro opera al pubblico dominio. Le ragioni del loro operato sono molteplici, il fine in questo specifico è la sensibilizzazione degli individui.

Ho raccolto in questo articolo tre esempi molto simili tra loro. Tre installazioni che dialogano con la natura cercando di nasconderla, di proteggerla in prima battuta dallo sguardo e simbolicamente da ciò che le circonda: un ambiente deturpato dalla mano dell’uomo.

Come spesso accade il nascondere ha più valore del mostrare. A volte il pacco è più bello del contenuto. Invece, il nostro contenitore è malato, il mondo è inquinato. Le opere rappresentano simbolicamente una natura in restauro, circondata da una barriera protettiva. Impacchettati, come oggetti da proteggere dalla violenza dell’uomo, gli alberi si trasformano in opere d’arte. L’arte di madre natura. Un frutto divino da preservare, in teche di cristallo; delle reliquie da preservare e mostrare alle generazioni future.

Christo and Jean-ClaudeWrapped Trees – Fondation Beyeler and Berower Park, Riehen, Switzerland – 1997-98

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Dominique PerraultKolonihavehus installation – Copenhagen, Denmark – 1996

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Iikka HalsoRestoration – Finland – 2000

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Arte nello spazio pubblico

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Musei? ancora altri musei? Perché sempre e solo scatole per contenere oggetti?

Il discorso non è affatto radicale, credo che i contenitori servano per preservare, trasmettre alle generazioni future (e al tempo futuro) qullo che riteniamo importante e significativo. La mia osservazione nasce per una necessità di disambiguità sul concetto di trasmissione. Questo termine può avere due significati distinti: da un lato si può riferire ad un concetto di conservazione in un secondo caso all’azione di comunicare un contenuto. La seconda definizione presuppone e richiede a mio avviso un comportamento fortmeneto attivo, richiede che venga innescato un circolo vizioso di azioni e reazioni in modo che il soggetto si diffonda in modo frattale o caotico come succede nei sistemi complessi. Questi pressuposti sono difficili da ottenere se ci poniamo in un ambiente spazialmente delimitato come quello di un museo.

Ecco la mia posizione: se arte vuol dire comunicare, dire, suggerirre, guardare, riflettere pensare, capire, … non possiamo immaginarla solo dentro uno spazio finito (questo la rende principalmente statica) ma occorre metterla al centro di un sistema dinamico come può essere la città ed ecco quindi la mia passione per l’arte fuori dalle scatole o arte nello spazio pubblico. E allora artisti unitevi e non mollate, lanciate le vostre provocazioni direttamente al centro del sistema nevralgico, dritto al cuore…

http://www.woostercollective.com The Wooster Collective was founded in 2001. This site is dedicated to showcasing and celebrating ephemeral art placed on streets in cities around the world.

Un blog sull`arte pubblica in giro per il mondo.

Gruppi di ricerca territorio

elenchi

Questa pagina intende raccogliere un elenco di tutti i collettivi il cui lavoro viene ritenuto assolutamente importante e fonte di riflessioni. Intendo iniziare con quei gruppi TransDisciplinari che si muovono al confine di differenti discipline: architettura, sociologia, arte, comunicazione e tecnologie della rete.

Produzione

Archinect

http://www.archinect.com

Mission: The goal of Archinect is to make architecture more connected and open-minded, and bring together designers from around the world to introduce new ideas from all disciplines.

A+H

http://km2.net/aplush (FR | arte | architettura | installazioni | allestimenti)

A+H si definiscono un “laboratorio culturale” conducono ricerche sulle nuove tecnologie legate al territorio. Hanno realizzato molti progetti tra cui allestimenti museali, installazioni, lavori artistici.

socialfiction.org

http://socialfiction.org (?? | arte | attivismo | sociologia )

Socialfiction.org is a long-term research project that seeks to develop speculative knowledge that subverts ordinary ways to employ, experience and measure space, time and language.

The day to day reality of socialfiction.org is filled with projects. For most of them we encourage participation by persons known and unknown. Some of our projects are like whales, most are like plankton: the small ones feed the large ones.

Progetti interessanti:

Lab AU

http://www.lab-au.com (BE)

LAB a + u definition: LABoratory for architecture and urbanism. LAB a+u establish a research on architecture and urbanism, in work processes as well as in the project itself, in relation to the concepts of information, space and perception and the fields of sociology, philosophy and economy.

Stalker

http://digilander.libero.it/stalkerlab (IT | architettura | sociologia | urbanistica | studio del territorio)

“La zona è forse un sistema molto complesso di insidie… non so cosa succede qui in assenza dell’uomo, ma non appena arriva qualcuno tutto comincia a muoversi… la zona in ogni momento è proprio come l’abbiamo creata noi, come il nostro stato d’animo… ma quello che succede, non dipende dalla zona, dipende da noi.” (Stalker di A. Tarkovskij, 1979)

Sciatto produzione

http://www.ecn.org/sciattoproduzie

s p a c e is fundamental in any form of communal life; s p a c e is fundamental in any exercise of power . (Michel Foucault; Space, Knowledge and power, 1984.)

aether architecture

http://www.aether.hu

Design and research collaborative focusing on architecture, digital media, interaction design and related academic teaching. Work is produced on various platforms, in different collaborations.

Organizzazione

Enough Room for Space (ERFOTS)

http://www.enoughroomforspace.org

Enough Room for Space (ERFOTS) is a non-profit organization founded in 2005 by Maarten Vanden Eynde and Marjolijn Dijkman. The aim of ERFORS is to create a mobile platform for site-specific projects. The nature of each project is outlined by its location, with its own number of participants, length, and predetermined concept. Sometimes this involves working with a curator or local artists.

TRANSCULTURES

http://www.transcultures.net

TRANSCULTURES is a non-profit association founded in 1996 in Brussels by independent art critics and culturally committed viewers to promote and develop exchanges between different cultures and within the various contemporary arts. Since 1998, Transcultures focuses specifically on the various relationships between art/society/new technologies throughout an in-progress process of investigation of new forms of expression.

Transcultures ha organizzato un importante festival in Brussels http://www.citysonics.be tutto incentrato sul tema dei suoni. L`ultima versione e` dell`estate 2005.

Istituzionali

i-dat

http://www.i-dat.org

“I intend to incorporate with one department of my labours a complete reduction to a system, of the principles and methods of ‘discovery'” (Ada Lovelace, 1844)

  • i-~DAT is a creative playground for trans-disciplinary practice in digital art and technology.
  • It focuses on the transformation of data and the social implications of emergent cultural production.
  • i-~DAT aims to define and establish new fields of practice and critical discourse through the creative and innovative use of: digital architecture, ubiquitous computing, software art, networking, publishing/casting and other informational technologies.
  • i-~DAT integrates teaching, research and enterprise, as well as other creative output to disseminate its activities to its community and wider public.

netzspannung

http://netzspannung.org

netzspannung.org is an Internet platform for artistic production, media projects, and intermedia research. As an interface between media art, media technology and society, it functions as an information pool for artists, designers, computer scientists and cultural scientists.

Turbulence

http://www.turbulence.org

Turbulence is a project of New Radio and Performing Arts, Inc. (NRPA), a not-for-profit 501(c)(3) organization that has as its core mission the commissioning of networked art by emerging and established artists. Since 1996 we have commissioned, exhibited and archived over 90 original works for Turbulence, and helped launch the careers of numerous artists.

Architetti paesaggisti

paesaggio

di seguito un elenco di architetti paesaggisti che hanno progettato qualcosa di interessante…

  • Meyer + Silberberg
  • Mecanoo
  • Endo Shuhei
  • 5+1
  • nicole_fvr / 2A+P architettura
  • Jordi Bellmunt
  • Paolo Burgi
  • Romana Kacic & Mattias Lidèn Landscape
  • Catherine Mosbach
  • George Hargreaves
  • Studio on site – Hiroki Hasegawa + Toru Mitani
  • Yves Brunier
  • Jose’ A. Martinez-Lapena-Elias Torres Tur
  • Petra Blaisse
  • Eduard Bru i Bistuer
  • Fernando Caruncho
  • Susan Child
  • Michel Corajoud
  • Grupo di diseno urbano
  • Kathryn Gustafson
  • Richard Haag
  • Ricardo & Victor Legorreta
  • Robert K. Murase
  • Alain Provost
  • Jacques Wirtz
  • Marcella-Aprile – Roberto Collova’ – Teresa La Rocca
  • Ricardo Bofill
  • Karl Bauer
  • Michel Desvigne & Christine Dalnoky
  • Emilio Ambasz
  • Livio Vacchini
  • Abalos y Herreros
  • Michael R. Van Gessel
  • Kees Rynboutt
  • Claude Cormier
  • Peter Walker
  • Pamela Burton
  • Andy Cao
  • Topher Delaney
  • Christophe Girot
  • Walter Hood
  • Land-i
  • Tom Leader
  • Rogier Raiche & David Nc Crory
  • Rios Clementi Hale Studios
  • Yoji Sasaki
  • Mario Schjetnam
  • Ken Smith
  • Andrea Branzi
  • Antoine Predock
  • West8
  • proap
  • Martha Schwartz
  • giardino segreto

Remy Jungerman

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Remy Jungerman è un artista nato in Suriname nel 1959.

Le sue opere sono nella maggior parte dei casi delle installazioni che esplorano il mondo controverso della comunicazione e delle apparenze distorte dalla contemporaneità.

Il 7 novembre del 2003 io, Gianluca e Simona lo abbiamo conosciuto ad Artissima. Remy esponeva per la galleria LUMEN TRAVO di Amsterdam http://www.lumentravo.nl

È stato un incontro molto divertente, eravamo davanti al Pick Up dove doveva svolgersi la festa ufficiale di Artissima, rivelatasi poi una bufala. Remy nella sua incontenibile freschezza da ventenne voleva divertirsi a tutti i costi, così l’abbiamo scorazzato per Torino: Rockcity (chiuso), Drogheria e poi all’ultimo il Giancarlo dove Remy si è lanciato nelle danze più sfrenate. «Ciao caro amico Remy».

Questo è il suo sito ufficiale http://www.remyjungerman.com

Dan Flavin

UNA FLORESCENZA CHE INCANTA

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foto di Alessandro

Dicono fosse burbero e solitario, sfumature di carattere necessarie per un uomo capace di modificare in modo profondo e delicato lo spazio. Meglio forse parlare di luoghi, spazi con identità forza emozioni. Flavin ha trovato nei tubi fluorescenti il mezzo per farlo. La semplicità del colore diffuso attraverso la luce di semplici neon, modifica lo spazio donandole nuove sembianze, emanando emozione. I fotoni si dipartono, incrociano e fondono in profondi significati simbolici.

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A otto anni dalla scomparsa, le stanze della Villa Menafoglio Litta Panza di Biumo, presso Varese, ospitano tra il 30 settembre e il 12 dicembre 2004 una grande retrospettiva su Dan Flavin.

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Appunti di viaggio

  1. se arrivate in macchina… una volta raggiunta Varese, le indicazioni per Villa Panza sono presenti ovunque e potete lasciare la macchina nel parcheggio gratuito della villa;
  2. consiglio il brunch, 15€, del circuito Nescafè (solo sabato e domenica);
  3. ASSOLUTAMENTE da visitare la villa con opere imperdibili (tra cui Spalletti, Ford Beckman, Roni Horn) disseminate nelle stanze una volta private, ora donate al FAI, Fondo per l’Ambiente Italiano. Prendetevi la triste, ma fondamentale, audioguida;
  4. visitate questi due siti: http://www.varesegallery.com/villapanza oppure http://www.vareseweb.it/villapanza;
  5. leggere il libro-catalogo (ibs);
  6. lasciatevi folgorare.

del programma di Ale mi va tutto bene ma evitate accuratamente il brunch Nescafè….alias caffè orribile Nestlè.

Andate meglio a mangiare in una classica trattoria del posto… Gabri

Alexander Tsiaras

Alexander_Tsiaras

da fonte ignota

Le visionarie anatomie di Alexander Tsiaras

Da venticinque anni, assistito dai ragazzi di bottega all’Anatomical Travelogue di New York, Alexander Tsiaras rappresenta il corpo umano usando le ultime ricerche in biologia e le ultime tecniche per ottenere immagini: ultrasuoni, risonanza magnetica nucleare, tomografia a emissione di positroni, l’intera panoplia dei sistemi diagnostici non invasivi. Crea anche gli algoritmi con i quali i suoi computer ruotano le immagini e ce le fanno vedere come se potessimo muoverci nello spazio che le circonda. I suoi strumenti sono matematici come quelli costruiti da Antonio Criminisi in questi giorni per restituirci i paesaggi di Marte a partire dai bit digitali inviati dalle sonde. Ma a Tsiaras non basta porgere uno specchio high-tech a un mondo che altrimenti ci rimarrebbe invisibile. Con sfondi, colori, disposizioni evoca un giudizio e un piacere estetico. La sua nuova lezione di anatomia ha alle spalle quella del dottor Nicolaes Tulp vista da Rembrandt e secoli di storia dell’arte.

http://www.anatomicaltravel.com

http://www.anatomicaltravel.com/Conception_to_birth3.htm


Fonte: sito riccomaresca, gallerista di Tsiaras

Alexander Tsiaras, an artist for over 25 years, has focused in the last decade on creating works which utilize a combination of images from cutting edge technologies and real human data. He has developed much of this software himself, and the derived scans have been the source of inspiration for many of his works.

The art transcends the unseen technology and allows us to experience the awe and beauty of our own physical existence and fragility.

This remarkable body of work is Tsiaras’transformation of imagery derived from his latest book “From Conception to Birth: A Life Unfolds” (Doubleday, 2002), which visualizes human development from single cell to newborn from within the mother and the embryo.

These pictures literally show life within life: mother and child, before, during and after the moment of BIRTH, beautiful not only for their subject matter but also in the way they have been visualized by the artist.

http://www.riccomaresca.com/Artists/Contemporary/Tsiaras/AlexanderTsiaras.htm