Notizie e Up Date

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Un elenco di siti, blog, riviste che danno informazioni quotidiane ed aggiornate sugli argomenti di nostro interesse.

Dal momento che parliamo di Folksonomy, che guardiamo e commentiamo siti web, che li utilizziamo quotidianamente per trovare notizie, che predichiamo l’apertura e la condivisione allora dobbiamo muovere il nostro elenco su http://del.icio.us il prima possibile.


Tafter.it

Questo sito merita decisamente il primo posto! Guardare per credere….


Pubblicazioni Scientifiche:

  • http://portal.acm.org Datababse di paper e pubblicazioni scientifiche, sono archiviati 950.000 articoli scritti negli ultimi 50 anni, alcune risorse sono a pagamento, ma la maggioranza delle biblioteche pubbliche e universitarie è abbonata consentendo una consultazione completa. In alternativa potete provare a cercare su Google il nome dell’articolo e l`autore.

Arte:

  • http://futurefeeder.com Feed technology, design + architecture
  • http://www.neural.it Informazioni quotidiane su arte e musica elettornica
  • http://www.doorsofperception.com Doors of Perception (Doors) is an international conference and knowledge network which sets new agendas for design – in particular, the design agenda for information and communication technologies (ICTs).
  • http://www.turbulence.org/blog A research blog about network-enabled performance
  • http://rhizome.org Rhizome.org is an online platform for the global new media art community. Our programs support the creation, presentation, discussion and preservation of contemporary art that uses new technologies in significant ways. We foster innovation and inclusiveness in everything we do.
  • http://www.we-make-money-not-art.com Recensione di progetti artistici che utilizzano la tecnologia come medium
  • http://www.woostercollective.com The Wooster Collective was founded in 2001. This site is dedicated to showcasing and celebrating ephemeral art placed on streets in cities around the world. Vedi ArteNelloSpazioPubblico
  • http://www.experientia.com/blogDAILY INSIGHTS ON EXPERIENCE DESIGN, USER EXPERIENCE AND INNOVATION
  • http://dataisnature.com Dataisnature is a weblog of personal and recreational research containing information and links covering the following topics – Robot Art, Algorithmic and Procedural Art, Computational Aesthetics, Glitch Aesthetics, Vj’ing, Video Art, Computational Archaeology and similar subjects.
  • http://www.free-soil.org Free Soil is an international hybrid collaboration of artists, activists, researchers and gardeners who take a participatory role in the transformation of our environment. Free Soil fosters discourse, develops projects and gives support for critical art practices that reflect and change the urban and natural environment. We believe art can be a catalyst for social awareness and positive change.
  • http://www.generatorx.no Art, code and VJ

Sistemi sociali:

Tecnologia:

Architettura & Design

Fahrenheit 451

Il timore di un’immaginaria regressione

Fahrenheit_451

Ho appena visto Fahrenheit 451 di François Truffaut.

Oltre a rimandarvi a questo sito in cui è presente una dettagliata trasposizione della trama, qualche immagine e una composta critica…

http://www.activitaly.it/immaginicinema/fahrenheit451/fahrenheit_451.htm

cercherò in quest’articolo di diffondere sensazioni e impressioni datemi dalla visione del film.

Penso (impulsivamente) che sia il più grande film dell’orrore che abbia mai visto. Angoscia. Caspita quanto ho sofferto nel vedere un modo irreale che deve rimanere tale.

Nel medioevo e durante il regime fascista ce la siamo scampata bella! Ora basta… ci mancava ancora il film. Cmq oltre alla miriade di riferimenti che si possono cogliere nel gioco di rimandi e citazioni di Fahrenheit 451, il mio intento è quello di analizzare la scenografia e la scelta di elementi architettonici, tecnologici e di design.

Da queste poche immagini catturate con la mia digitale, perchè il tasto -Stamp- con i divx non funge, si evince la volontà di creare una dissonanza tra un mondo ipertecnologico dispotico e medioevale primitivo. Il rasoio elettrico viene gettato via per una lucida e tagliente lametta con il manico in bachelite. Nella casa vi è una sola televisore a muro (premonizione dei nostri televisori al plasma) ma i telefoni a cono sono disseminati ovunque. L’antenna televisiva è contrapposta a comignoli degni dell’arts and craft. La futuristica metropolitana appesa* e la linea ferroviaria abbandonata al termine della quale gli uomini libro si vanno a rifugiare.

Le case ignifughe sono degne del celebre film francese Mon Oncle di Jacques Tati oppure delle sempre più restrittive normative antincendio in vigore. Per non parlare del tronchi di cono con lampeggiante che delimitano il campo di azione dei pompieri (che non spengono gli incendi, li appiccano ai libri).

Insomma un esercizio scenografico con lo scopo di ridurre al massimo la comunicazione tra gli individui e massimizzando l’efficienza della solitudine voluta da una società degna del Grande Fratello di Orwell.

Le porte scorrevoli e le uniformi dei pompieri con caschetti e lanciafiamme aggiungono quel pò di grottesco che va forse in contrasto con la semplicità e la delicatezza delle opere di Truffaut.

Fahrenheit_451_fotogrammi

Aggiungo come nota, la somiglianza delle ambientazioni presenti in un altro film di una ipotetica società futura, Gattaca, plagio o citazione?

Cavolo, seconda nota mentre scrivevo stavo ascoltando, guarda caso, Fahrenheit Fair Enough dei Telefon Tel Aviv.

*qualcuno mi dica dov’è… in compenso vi posso dire che il centro di addestramento navale ripreso in La signora della porta accanto (sempre di Truffaut) è nei pressi di Grenoble. Gérard Depardieu pilotava una petroliera in scala, mezzo di addestramento per il quale centinaia di persone da tutto il mondo fanno la fila per avere un posto nel migliore dei tre centri al mondo.

La Città Incantata

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TITOLO: la città incantata/ Spirited Away

TITOLO ORIGINALE: Sen to Chihiro no kamikakushi

REGIA: Hayao Miyazaki

GENERE: Animazione

NAZIONALITA’: usa/giappone

ANNO 2001

DURATA 125′

PRODUZIONEToshio Suzuki

DISTRIBUZIONE Mikado

colore

commento personale

E’ semplice ma nello stesso tempo molto difficile. Ha vari livelli di lettura ed è adatto a tutte le età.

I disegni sono strepitosi, niente a che vedere con la finzione 3D disney o dreamworks, sono alla vecchia maniera dei cartoni animati che abbiamo amato da piccoli.

La colonna sonora da un senso di magia in più. Ve ne consiglio nettamente la visione!

per maggiori informazioni visitate il sito ufficiale http://www.mikado.it/lacittaincantata/home.html

trama (dal sito http://www.filmup.com/sc_spiritedaway.htm )

La piccola Chihiro sta viaggiando con i genitori verso la sua nuova casa. Improvvisamente il padre e la madre vengono attratti da alcune strane rovine. Affascinati e affamati si fermano per dare un’occhiata e per cercare qualcosa da mangiare. Nel frattempo la bambina si guarda intorno: quando cala la notte le porte di un nuovo straordinario mondo si aprono per lei. Per ritornare al suo mondo e riabbracciare i genitori, Chihiro affronterà avventure incredibili, conoscerà personaggi straordinari e imparerà il senso dell’amicizia.

Stalker (film)

Stalker_(film)

TITOLO: Stalker

REGIA: Andrej Tarkovsky

TRATTO DA:un libro di A.&B. Strugatzki

NAZIONALITA’: Unione Sovietica

ANNO 1979

DURATA 163min

b/n-colore

commento personale

E’ un ottimo film, ricco di spunti riflessivi. Per capirlo bisogna guardarlo almeno quattro volte. La prima non arriverete alla fine perchè sarete rimasti addormentati. La seconda l’avrete visto tutto ma non ci avete capito niente. La terza dovrete prendere appunti e studiare a casa. La quarta ve lo godrete.

recensione testo di Gianfranco Massetti

E’ stata la caduta di un meteorite, o forse il soggiorno di extraterrestri che ha dato origine alla “Zona”, un luogo dove si annida il pericolo e si manifestano misteriosi fenomeni. Evacuata dalla popolazione che un tempo vi risiedeva, la Zona è presidiata da un comando militare che impedisce ai curiosi di accedervi. Osano avventurarsi là soltanto gli Stalker. Degli strani personaggi che, rischiando la vita per un misero compenso, vi conducono clandestinamente coloro che sono alla disperata ricerca di una soluzione ai loro problemi. Nella Zona si cela appunto una “Stanza dei desideri”, dove chi vi si reca vede realizzarsi le proprie aspirazioni. Alla Zona ci si deve però avvicinare con estrema circospezione, come indica l’etimo stesso degli Stalker, il cui nome deriva dall’inglese to stalk, “avvicinarsi con cautela”. Uno di questi Stalker incontra in un bar i due clienti che dovrà accompagnare nel prossimo viaggio. Lo Stalker vive in una squallida dimora, con la sua donna e una figlia, una bambina inferma, che le radiazioni della Zona hanno reso una “mutante”. Ma lo Stalker non si lamenta della sorte che gli è toccata, perché la sua unica ragione di vita risiede nella Zona e nei viaggi che compie per aiutare coloro che hanno bisogno di recarsi nella Stanza. Per sé non chiede mai niente, non può chiedere niente, altrimenti potrebbe accadergli quello che è accaduto al suo amico Porcospino… I due individui che lo Stalker deve accompagnare nel nuovo viaggio sono uno scienziato ed uno scrittore, le cui motivazioni ad affrontare il viaggio risentono dei rispettivi atteggiamenti intellettuali: razionalista quello dello scienziato, scettico quello dello scrittore, ma accomunati entrambi da una profonda sfiducia nei confronti dell’uomo e delle sue capacità di migliorarsi. Di fronte all’idiozia di un mondo che è “regolato da leggi ferree che lo rendono insopportabile e noioso” lo scrittore sostiene di rimpiangere il medioevo: “quello sì che era interessante. In ogni casa c’era uno spirito, in ogni casa un dio. Gli uomini erano giovani. Oggi un uomo su quattro è vecchio.” – dice. In possesso di un rudimentale ordigno atomico, lo scienziato vorrebbe invece raggiungere la Stanza per distruggerla, prima che qualche individuo senza scrupoli possa realizzare i suoi propositi criminosi. Alla fine del viaggio, né lo scrittore né lo scienziato se la sentono però di entrare nella stanza. A dissuaderli dal compiere questo passo è l’esempio di quanto è accaduto al porcospino, uno Stalker che nella Stanza era entrato per chiedere che suo fratello, perito per causa sua, potesse tornare in vita. Il desiderio del Porcospino non si era realizzato, ma dopo quel viaggio era diventato ricchissimo e si era infine suicidato, impiccandosi. Perché si è ucciso lo Stalker? Forse perché aveva capito che la stanza avvera tra i desideri quelli che sono i più riposti dell’animo umano, ma anche i più sordidi. Di ritorno dal viaggio, i tre si lasciano nel bar dove si erano incontrati. A casa, lo Stalker piange, con la moglie, per la mancanza di fede degli uomini. Intanto, sua figlia fissa un bicchiere sul tavolo e ne provoca lo spostamento per effetto di telecinesi, fino a farlo cadere ed infrangere al suolo. Da lontano, sale il rumore di un treno (dal punto di vista della psicanalisi un simbolo di regressione): lo stesso sferragliare di rotaie che aveva accompagnato i tre viaggiatori quando si erano addentrati nella Zona, all’inizio del loro “viaggio iniziatico”. Ricavato da un racconto di fantascienza scritto dai fratelli Strugackij nel 1971, Stalker diventa nelle mani di Tarkovskij tutt’altra cosa: “ In Stalker – scrive il regista – si può definire fantascienza soltanto la situazione di partenza, che ci tornava comoda perché ci aiutava a definire in maniera più plastica e rilevata il conflitto morale per noi fondamentale del film. Invece, per quanto riguarda la sostanza di ciò che accade ai protagonisti, non vi è nulla di fantastico. Il film è stato fatto in modo tale che lo spettatore abbia l’impressione che tutto sta accadendo ora, che la Zona è qui, accanto a noi. Mi hanno sovente domandato che cos’è la Zona, che cosa simboleggia, ed hanno avanzato le interpretazioni più impensabili. Io cado in uno stato di rabbia e di disperazione quando sento domande del genere. La Zona come ogni altra cosa nei miei film, non simboleggia nulla: la Zona è la Zona, la Zona è la vita: attraversandola l’uomo o si spezza, o resiste. Se l’uomo resisterà dipende dal suo sentimento della propria dignità, della sua capacità di distinguere il fondamentale dal passeggero.” (A. Tarkovskij, Scolpire il tempo, trad. it. II ed. Milano 1995, p. 178). Nell’ambito del discorso della capacità dell’uomo di passare indenne attraverso le “prove” della vita, di spezzarsi o di resistere, assume un significato determinante il concetto di “fragilità” espresso in uno dei monologhi dello Stalker: “ Che si avverino i loro desideri – dice in riferimento ai due compagni di viaggio – e che diventino indifesi come bambini, perché la debolezza è potenza e la forza è niente. Quando l’uomo nasce è debole e duttile, quando muore è forte è rigido. Così come l’albero: mentre cresce è tenero e flessibile, quando è duro e secco, muore. Rigidità e forza sono compagne della morte, debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell’esistenza. Ciò che si è irrigidito non vincerà.” Come testimonia un’ annotazione dello stesso Tarkovskij, vi è a fondamento di questo pensiero una massima della saggezza estremo orientale:“ La debolezza è sublime, la forza spregevole. Quando un uomo nasce, è debole ed elastico. Quando muore è forte e rigido. Quando un albero cresce, è flessibile e tenero; quando diviene secco e duro, esso muore. La durezza e la forza sono le compagne della morte. La flessibilità e la debolezza esprimono la freschezza della vita. Perciò chi è indurito non vincerà. “ ( Lao-Tze, epigrafe al Giullare Pamfalon di Leskov )”. ( A. Tarkovskij, Diari,Firenze 2002, p. 219 ).

My Architect

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Tratto da: Casamica, inserto del Corriere della Sera, p.42, 6 marzo 2004, n.3, Rcs Periodici s.p.a., Milano

Candidato all’Oscar per la sezione documentari, My Architect è appassionante come un giallo: il protagonista è Louis L. Khan, uno dei più grandi architetti del XX secolo, il tema la sua fine misteriosa (nel 1974) e la sua tortuosa personalità ricostruita in 5 anni di ricerche da Nathaniel Khan, regista e figlio di Louis. A Son’s Journey è il viaggio di un figlio, come dice il sottotitolo, dietro la facciata di un ego carismatico, un guru, un mistico, dalla vita stupefacente: Khan aveva tre famiglie che non sapevano l’una dell’altra e che come in certi feuilleton, si incontrarono al suo funerale.


commento di Gabriella Giungato

…per correttezza bisogna specificare che una donna era sua moglie, mentre le altre due, due amanti che erano consapevoli di essere tali, in attesa di un divorzio, che non arriverà mai.

link sullo stesso argomento

http://www.europaconcorsi.com/db/rec/inbox.php?id=1603

http://www.indiewire.com/people/people_031110kahn.html

e se volete vederne poche scene…http://movies.yahoo.com/shop?d=hv&id=1808496766&cf=trailer&intl=us


my-architect-dvd

copertina del dvd-libro che ho regalato a Gabriella ma lo stronzetto di Walter Nicolino una volta  prestato…

non è più tornato

Porko Kahn Ridacceloooo!!!


di Alessandro Grella data 13/06/2005

ma come cavolo si scrive Kahn oppure Khan?!?

su google escono più risultati come Khan

ma in realtà si scrive Kahn… sul DVD è scritto così

per una volta abbasso google


di Alessandro Grella data 05/04/2006

Ieri sera ho visto finalmente My Architect. Bello. Emozionante. Il cinema è un ottimo mezzo per conoscere un architetto e per “visitare” le sue architetture. Efficacie la fotografia. La storia, come viene raccontata, mi ha lasciato un pò interdetto. Il regista-figlio di Kahn ha scelto una narrazione sensazionalista, da reality – carrambata. Non voglio giudicare male, forse l’ha fatto con grande sincerità e sensibilità. Ne dubito. Mi ricordava un pò lo stile -dolce Remi- vs -Bell e Sebastien-. Comunque lo consiglio. Da vedere.


di Federica Garoglio data 06/02/2007

Non concordo a pieno.

Questo film mi ha colpita in tutto (trannè, ahimè, una musica pessima!!); dalla fotografia efficacissima (materiale fotografico degli anni ’60 eccezionale), alla narrazione scorrevole e toccante; al modo talvolta molto sentito, e talvolta davvero ironico (il proprietario di una barca progettata dall’architetto ha involontariamente creato uno sketch imperdibile..) di parlare di una figura enorme nella sua assenza, in vita e in morte, quale quella di ‘Lou’ Kahn per suo figlio.

Enorme per il carisma, enorme perchè in fondo traspare la volontà dello stesso architetto di ‘essere’ un personaggio; enorme per il suo impatto sull’architettura moderna, lato trattato in maniera superficiale, o meglio ‘di facciata’ (senza incedere troppo in spiegazioni, per quanto le immagini parlino da sole), facendone invece risaltare le bizzarrie o l’estro. In questo senso mi sembra una vera e sentita ricerca di una origine, più che una carrambata. Il regista tenta di documentare attraverso ciò che resta una vita che non c’è più, ma che avrebbe voluto vedere da vicino, incrociandone i vari aspetti in maniera delicata, equilibrata. Lasciando sempre trasparire, in un modo che non mi sembra poi così scontato, il motivo di fondo del suo lavoro. E facendo capire con efficacia la natura particolare dell’uomo che era Kahn, senza scadere nel biasimo. Più in una sorta di malinconica speranza.

Mi è piaciuto.