Worldcafè

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Izmo utilizza questo strumento principalmente in relazione all’attività di Moderazione e facilitazione, e ha avuto modo di applicarlo concretamente nel corso del progetto Open up urban space.
Riteniamo che la seguente definizione sia la più idonea per descrivere tale strumento
Izmo use this tool mainly in relation to the activity of Moderation and facilitation, Izmo was able to apply it in practice during the project Open up urban space.
For a english treatment of Worldcafè, the reader should refer to http://www.theworldcafe.com

Le Conversazioni al Cafè sono un metodo semplice da utilizzare per creare una rete vivente di dialogo collaborativo su domande e questioni che servono al lavoro e all’organizzazione. La grande parte delle Conversazioni al Cafè sono basate sui principi ed il formato sviluppato da The World Cafè (www.theworldcafe.com), un movimento globale, in grande crescita per supportare conversazioni importanti negli ambienti organizzativi pubblici e privati e nelle comunità più diverse. Le Conversazioni al Cafè sono anche una metafora provocatoria che rende capaci di vedere nuovi modi di fare la differenza nelle nostre vite ed al lavoro. Il potere della conversazione è così invisibile e naturale che di solito lo sottovalutiamo.
Per esempio, considerate l’apprendimento che si realizza, e le opzioni operative che emergono, quando le persone si muovono da una conversazione all’altra, sia all’interno dell’organizzazione che all’esterno, con fornitori, clienti ed altri nella comunità ampia.
Quando ci rendiamo conto del potere delle nostre conversazioni, come un processo chiave del business, possiamo utilizzarlo più efficacemente per il beneficio di tutti.
Il Cafè nasce sulla base dell’ipotesi che le persone hanno già, in loro, la saggezza e la creatività per affrontare anche le sfide più difficili. Dato un contesto appropriato ed una adeguata concentrazione, è possibile accedere ed utilizzare questa più profonda conoscenza su ciò che è importante.

Conversazioni al Cafè (una breve descrizione):

  • Fai accomodare quattro o cinque persone intorno a piccoli tavoli, in gruppi di conversazione. Ciascun gruppo, in ogni tavolo, nomina un ospite o “padrone di casa”.
  • Progetta turni progressivi di conversazioni (solitamente tre) di circa 20/30 minuti ciascuno
  • Lavora, nel tuo tavolo, su domande e temi che sono realmente importanti per la tua vita, il tuo lavoro o la tua comunità, mentre gli altri piccoli gruppi, nei tavoli vicini esplorano gli stessi temi.
  • Incoraggia sia i “padroni di casa” che i componenti il gruppo a scrivere, scarabocchiare, o disegnare le idee sulle tovaglie di carta, o su larghi fogli di carta che sono disponibili in ogni tavolo.
  • Al termine del turno iniziale di conversazione, chiedi al “padrone di casa” di rimanere al tavolo, mentre gli altri si spostano nel ruolo di “ambasciatori di significato”. Chi si sposta porta con se le idee, i temi e le domande nelle nuove conversazioni in cui si unisce.
  • Chiedi al “padrone di casa” di dare il benvenuto ai nuovi arrivati e di condividere brevemente le idee principali, i temi e le domande della conversazione iniziale. Incoraggia gli ospiti a collegare e connettere le idee che vengono dalle precedenti conversazioni – ascoltando attentamente e sviluppando sui contributi di ciascuno.
  • Dando a tutti l’opportunità di muoversi in diversi turni di conversazione, le idee, domande, e temi iniziano a collegarsi e connettersi. Alla fine del secondo turno, tutti i tavoli, o gruppi di conversazione, saranno “impollinati” in modo combinato, dalle, e con le, intuizioni profonde emerse nelle conversazioni precedenti.
  • Nel terzo turno di conversazione i partecipanti possono rientrare “a casa”, il loro tavolo originario, per riassumere le loro scoperte, o possono continuare a viaggiare verso nuovi tavoli e gruppi, lasciando lo stesso “padrone di casa”, o un nuovo “padrone di casa”. Qualche volta una nuova domanda che aiuta l’approfondimento dell’esplorazione viene proposta per il terzo turno.
  • Dopo diversi turni di conversazione puoi iniziare una conversazione che coinvolge insieme l’intero gruppo” per condividere le scoperte e le intuizioni. Eʼ in queste conversazioni, stile assemblea pubblica, che gli schemi ricorrenti possono essere identificati, la conoscenza collettiva cresce, e nuove possibilità per l’azione emergono.

Una volta che sai cosa vuoi realizzare, e di quanto tempo disponi, puoi decidere in modo appropriato la lunghezza e il numero dei turni, l’utilizzo più efficace delle domande e i modi più interessanti di collegare, trasferire/ far si che le conversazioni siano influenzate dalle
idee di tutti i partecipanti.

Come creare un’atmosfera da Cafè:

  • Sia che tu ospiti alcune decine, o alcune centinaia di persone, è fondamentale creare un ambiente che sia informale ed intimo.
  • Quando i tuoi ospiti arrivano dovrebbero immediatamente rendersi conto che questo non è il solito incontro.
  • Se possibile utilizza uno spazio con luce naturale e vista sull’esterno per creare un’atmosfera più accogliente
  • Fai in modo che l’ambiente abbia l’aspetto di un Bar molto accogliente, con piccoli tavoli per quattro o cinque persone. Meno di quattro persone potrebbero non bastare a creare abbastanza varietà e diversità di prospettive, più di cinque persone potrebbero limitare l’interazione tra i partecipanti.
  • Disponi i tavoli in modo casuale, piuttosto che in linee perfette. I tavoli di un Bar aperto da qualche ora, sul marciapiede, appaiono rilassanti ed invitanti.
  • Usa tovaglie colorate e un piccolo vaso di fiori per tavolo. Se il luogo consente, metti anche una candela per tavolo. Disponi piante o fiori nella stanza.
  • Metti almeno due grandi fogli di carta su ciascuna tovaglia, insieme a una scodella, o ad un bicchiere di vino riempiti con pennarelli colorati. Carta e penna incoraggiano il disegno, scarabocchi, e connessione di idee. In questo modo le persone prendono appunti man mano che le idee emergono.
  • Disponi un tavolo per i facilitatori
  • Valuta la possibilità di esporre elementi artistici o posters nei muri, o anche semplici fogli con aforismi, e di avere musica mentre le persone arrivano e gli dai il benvenuto
  • Usa la tua immaginazione e sii creativo/a!

Fonte: theworldcafe.com 

Goal Oriented Project Planning (GOPP)

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Fonte: Studio Sferalab

Izmo utilizza questo strumento principalmente in relazione all’attività di Moderazione e facilitazione. Riteniamo che la seguente definizione sia la più idonea per descrivere tale strumento Izmo use this tool mainly in relation to the activitiy of Moderation and facilitationFor a english treatment of GOPP, the reader should refer to http://en.wikipedia.org/wiki/Logical_framework_approach

Il metodo GOPP (Goal Oriented Project Planning), così come altri approcci o strumenti ispirati al Quadro Logico, nasce a partire dagli anni ‘60 da un insieme di tecniche e di strumenti elaborati nel quadro delle attività di progettazione di enti e agenzie dedite alla cooperazione allo sviluppo. Il GOPP è un metodo che facilita la pianificazione e il coordinamento di progetti attraverso una chiara definizione degli obiettivi e si inquadra in un approccio integrato denominato PCM (Project Cycle Management) e diffuso nel 1993 dalla Commissione Europea come standard di qualità nelle fasi di programmazione, gestione e valutazione di interventi complessi.

Durante il ciclo di vita di un progetto il GOPP può essere utilizzato:
– nella fase di identificazione e definizione, per analizzare i problemi, stabilire possibili soluzioni, obiettivi, risultati, attività e indicatori di monitoraggio e valutazione (costruzione dell’albero dei problemi e dell’albero delle soluzioni);
– nella fase di attivazione e progettazione esecutiva, per chiarire la suddivisione dei compiti tra i vari attori coinvolti e per fare eventuali adattamenti (costruzione del logical framework);
– nella fase di valutazione e verifica del progetto in corso d’opera, per condividere eventuali adattamenti qualora siano emersi problemi o nuove opportunità
– nella fase di valutazione finale, per verificare il raggiungimento degli obiettivi e individuare eventuali suggerimenti per successivi miglioramenti e progetti futuri.
Da un punto di vista organizzativo un workshop GOPP prevede il coinvolgimento di circa una decina di persone, individuate tra gli attori-chiave che hanno un ruolo cruciale per il successo di un progetto, e di un facilitatore, e può avere una durata di uno o più giorni.
È una metodologia che fa largo utilizzo delle tecniche di visualizzazione: si utilizzano grandi fogli di carta adesiva affiancati su una parete e i partecipanti, seduti a semicerchio, lavorano, dall’analisi dei problemi alla proposta di soluzioni, con dei cartoncini colorati nei quali possono scrivere i loro suggerimenti secondo le fasi della metodologia.
Tali idee una volta inserite sulla parete adesiva possono essere visualizzate da tutto il gruppo che può spostarle o aggregarle secondo le esigenze. È evidente che l’utilizzo di tale tecnica può portare a rafforzare la comunicazione e la convergenza di gruppi di lavoro, ed è particolarmente efficace per analizzare i problemi, suggerire proposte evidenziare rischi, ed elaborare soluzioni in tempi relativamente ristretti.

fonte: Formez

Autocostruzione | DIY Self-build

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Izmo utilizza questo strumento principalmente in relazione alle attività di Laboratori di progettazione, Arte e design partecipato, Installazioni e architetture e ha avuto modo di applicarlo concretamente nel corso del progetto 80*120. Izmo use this tool mainly in relation to the activities of Workshops and Participatory Art and Design, Installation and architecture, Izmo was able to apply it in practice during the project 80*120.For a english treatment of Open Space Technology, the reader should refer to Self-build (wikipedia)

L’autocostruzione è una pratica utilizzata in architettura [“fai da te” nel design] che prevede la costruzione di un edificio [o di un oggetto di design] da parte di operatori dilettanti non specializzati, futuri utenti dell’opera costruita, invece che da parte di un’impresa edile [di un artigiano o azienda].

Definita da alcuni come uno strumento oggigiorno innovativo, si tratta in realtà di una pratica antichissima: da sempre, infatti, i ceti meno abbienti si sono costruiti autonomamente le proprie case [o cose]. Ed è solo con l’avvento dell’era industriale e con lo svilupparsi di tecnologie sempre più complesse che l’autocostruzione è stata abbandonata.

L’autocostruzione si configura come una delle possibili risposte per intervenire sul problema abitativo, consentendo l’accesso ad un alloggio [e al suo arredo] anche ai redditi più deboli: infatti, la partecipazione dei futuri proprietari alla costruzione della loro casa con l’apporto del loro lavoro consente il contenimento dei costi di edificazione [e realizzazione].
Naturalmente, i progetti di autocostruzione non possono prescindere dalla presenza di professionisti che garantiscono l’assistenza tecnica, il rispetto delle norme di sicurezza, le certificazioni necessarie e la qualità del risultato finale.
L’autocostruzione valorizza anche la dimensione sociale: John Turner, nel libro Freedom to build, (New York 1972), sostiene che «le abitazioni controllate dagli utenti (quando sono anche materialmente economiche) sono decisamente superiori come veicolo di crescita e sviluppo dell’individuo, della famiglia e della società, di quelle ottenute già fatte».

Le motivazioni che spingono verso l’autocostruzione sono:

  • Possibilità di ottenere abitazioni [e oggetti di design] a un prezzo molto contenuto
  • Creazione di un ambiente abitativo adatto a particolari esigenze dell’individuo e della sua famiglia
  • Riappropriazione di tecniche tradizionali, utilizzo di tecnologie semplici e facilmente reperibili in loco e di tecnologie sperimentali
  • Attenzione al riciclo e al riuso dei materiali
  • Architettura [e design] a basso impatto ambientale
  • Coinvolgimento dei futuri utenti, senso di appartenenza e coesione sociale

L’autocostruzione è oggi molto comune nei paesi in via di sviluppo, ma anche negli Stati Uniti e in Canada. In Europa, e in particolare in Italia, è ancora una pratica “di nicchia”.

Open Space Technology (OST)

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Izmo utilizza questo strumento principalmente in relazione alle attività di Animazione territoriale e Moderazione e facilitazione, e ha avuto modo di applicarlo concretamente nel corso del progetto OST –  Open Space Technology Corso Farini, a domani!
Riteniamo che la seguente definizione sia la più idonea per descrivere tale strumento
Izmo use this tool mainly in relation to the activities of Social events and Moderation and facilitation, Izmo was able to apply it in practice during the project OST – Open Space Technology Corso Farini, a domani!

For a english treatment of Open Space Technology, the reader should refer to http://en.wikipedia.org/wiki/Open_Space_Technology

La tecnica Open Space è stata creata nella metà degli anni ´80 da un esperto americano di scienza delle organizzazioni, Harrison Owen, quando si rese conto che le persone che partecipavano alle sue conferenze apprezzavano più di ogni altra cosa i coffee break. I seminari organizzati secondo la metodologia OST non hanno relatori invitati a parlare, programmi predefiniti, o espedienti organizzativi. I partecipanti, seduti in un ampio cerchio, apprendono nell’arco della prima mezz’ora come faranno a creare la propria conferenza. Chiunque intende proporre un tema per il quale prova sincero interesse, si alza in piedi e lo annuncia al gruppo, e così facendo assume la responsabilità di seguire la discussione e di scriverne il resoconto. Quando tutti gli intenzionati hanno proposto i propri temi, viene dato avvio alla prima sessione di lavoro e si comincia. Alla fine della giornata sarà distribuito ai partecipanti il resoconto di tutte le discussioni svolte.
Pochi elementi guidano l’evento. Quattro principi:
1. chi partecipa è la persona giusta;
2. qualsiasi cosa succeda va bene;
3. quando si inizia si inizia;
4. quando si finisce si finisce.
E la legge dei due piedi: “se ti accorgi che non stai né imparando né contribuendo alle attività, alzati e spostati in un luogo in cui puoi essere più produttivo”. All’interno dell’OST vengono riconosciuti comportamenti che tutti tendiamo ad assumere in situazioni collettive, ma in un contesto in cui le buone maniere sono temporaneamente ribaltate: non è scortese spostarsi da un luogo all’altro, anche mentre qualcuno sta parlando, e non lo è allontanarsi da un gruppo di lavoro se ci si vuole intrattenere con qualcuno. In sintesi nell’OST gli unici responsabili di un evento noioso o poco stimolante sono i suoi stessi partecipanti, e questa consapevolezza, inspiegabilmente, rende i lavori più intensi, appassionati e produttivi. Nessuno ha totalmente il controllo di ciò che sta succedendo, ma il risultato è di straordinaria creatività e responsabilizzazione.

fonte: Bobbio L. (a cura di), 2004, A più voci. Amministrazioni pubbliche, imprese, associazioni e cittadini nei processi decisionali inclusivi, Napoli, ESI.

European Awareness Scenario Workshop (EASW)

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Izmo utilizza questo strumento principalmente in relazione all’attività di Moderazione e facilitazione.
Riteniamo che la seguente definizione sia la più idonea per descrivere tale strumento.
Izmo use this tool mainly in relation to the activity of  Moderation and facilitation.
For a english treatment of EASW, the reader should refer to 
http://cordis.europa.eu/easw/home.html

L’EASW nato in Danimarca, è stato ufficialmente adottato nel corso del 1994 dalla Direzione Ambiente della Commissione Europea, nell’ambito delle politiche volte a promuovere l’innovazione sostenibile in Europa. L’EASW pone, infatti, una particolare attenzione al ruolo dello sviluppo tecnologico, invitando gli attori di una comunità a interrogarsi sui possibili obiettivi cui indirizzarlo e sulle concrete modalità di azione da mettere in campo a tal fine. Si propone, in altre parole, di sostenere e accompagnare uno sviluppo tecnologico in grado di rispondere effettivamente ai reali bisogni sociali di una collettività.
Attualmente, le sue principali applicazioni sono riconducibili al campo delle politiche ambientali, in particolare nelle aree urbane, ma anche, in alcuni casi, in altri contesti territoriali che intendano affrontare un cambiamento nel proprio modello di sviluppo.
A livello pratico l’EASW consiste in un workshop della durata di circa due giorni che coinvolge una trentina di partecipanti distribuiti tra quattro categorie fondamentali di attori: politici/amministratori, operatori economici, tecnici/esperti, utenti/cittadini. Il workshop, condotto da uno specifico team di facilitazione, prevede due fasi fondamentali:
• l’elaborazione di visioni future;
• l’elaborazione delle idee.
Nella prima fase, a ciascuna delle quattro categorie di attori è chiesto di sviluppare due ipotetici scenari futuri, orientati rispettivamente ad una visione catastrofica – in grado di far emergere i rischi più pericolosi – e ad una visione idilliaca – in grado di individuare gli obiettivi più ambiziosi. Una fase plenaria di discussione consente di confrontare gli scenari avanzati dalle diverse categorie e di individuare i quattro temi più significativi su cui concentrare l’attenzione nel corso della seconda fase.
A questo punto si individuano quattro nuovi gruppi a composizione mista tra le diverse categorie di attori, ciascuno dei quali si occupa di un tema specifico. Ricorrendo a sessioni successive di brainstorming e a tecniche di negoziazione ciascun gruppo giunge a elaborare un numero rilevante di idee e di possibili modalità di realizzazione, tra cui ne seleziona un massimo di cinque da presentare nella sessione plenaria di chiusura del workshop. Durante tale sessione, dopo la presentazione di ciascuna idea, una votazione finale di tutti i partecipanti individua le cinque idee più significative, da realizzare attraverso piani di azione congiunti.

fonte: Bobbio L. (a cura di), 2004, A più voci. Amministrazioni pubbliche, imprese, associazioni e cittadini nei processi decisionali inclusivi, Napoli, ESI.

Brainstorming

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Izmo utilizza questo strumento principalmente in relazione alle attività di Laboratori di progettazione, Arte e desing partecipato e Installazioni e architetture, e ha avuto modo di applicarlo concretamente nel corso del progetto Einstein school workshop.
Riteniamo che la seguente definizione sia la più idonea per descrivere tale strumento
Izmo use this tool mainly in relation to the activities of Workshop, Partecipatory design and art and Installation and architecture, Izmo was able to apply it in practice during the project Einstein school workshop.
For a english treatment of Brainstorming, the reader should refer to 
http://en.wikipedia.org/wiki/Brainstorming

Il brainstorming (letteralmente: tempesta di cervelli) è un metodo che ha lo scopo di sviluppare soluzioni creative ai problemi. È stato inventato negli Stati Uniti nella prima metà del secolo scorso da Alex Osborn. L’obiettivo del brainstorming è la produzione di “possibili soluzioni per un problema specifico”. Alla base vi è l’idea del gioco quale dimensione leggera che permette di liberare la creatività dei singoli e del gruppo, e che normalmente è impedita da una serie di inibizioni. Il gruppo ideale dei partecipanti non dovrebbe essere superiore ad una quindicina di persone, riunite comodamente attorno ad un tavolo o sedute in un salotto. Una volta messo a fuoco il problema e fissato un tempo limite per l’incontro, ciascuno esprimerà come soluzione al problema la “prima idea che gli viene in mente”, in rapida sequenza e per associazione di idee. Il brainstorming premia soluzioni il più possibile assurde, nella convinzione che più le proposte sono ridicole e più saranno interessanti e utili per individuare alla fine la soluzione migliore. Infatti esse saranno sottoposte ad un processo sempre più affinato di rielaborazione, di approfondimento, di revisione, da parte del gruppo, rifacendosi via via alle idee proposte da altri partecipanti, in modo da trasformare il carattere irrealizzabile e fantasioso delle idee iniziali in proposte sempre più pratiche e fattibili. La regola fondamentale del brainstorming è che i partecipanti non devono assolutamente esprimere giudizi sulle idee proposte dagli altri. L’obiettivo è infatti quello di produrre nuove idee, mentre il giudizio introduce un elemento di freno e induce atteggiamenti difensivi. Il brainstorming è condotto da un facilitatore, il quale deve fare attenzione a:
• proporre il problema iniziale in modo chiaro e semplice;
• invitare i partecipanti a sospendere il giudizio;
• favorire le idee estreme e spiazzanti e ad accogliere qualsiasi idea espressa;
• scrivere, su una lavagna o altro, per esempio su foglietti adesivi, tutte le idee espresse, in modo che siano visibili a tutti e possano essere utilizzate per successive elaborazioni;
• incoraggiare i partecipanti a elaborare variazioni sulle idee espresse da altri.
Quando conviene organizzare un brainstorming? Quando abbiamo di fronte un problema relativamente semplice o ben definito e quando abbiamo bisogno di trovare soluzioni non scontate. Le questioni da esplorare possono essere, per esempio: “Che cosa possiamo fare per la manutenzione del giardino pubblico?”, “Come si può gestire il problema della conflittualità tra auto e pedoni?”, “Come possiamo rendere attraente per i cittadini l’idea della raccolta differenziata?”.

fonte: Bobbio L. (a cura di), 2004, A più voci. Amministrazioni pubbliche, imprese, associazioni e cittadini nei processi decisionali inclusivi, Napoli, ESI.

Planning for real

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Izmo utilizza questo strumento principalmente in relazione alle attività di Moderazione e facilitazione e Laboratori di progettazione.
Riteniamo che la seguente definizione sia la più idonea per descrivere tale strumento
Izmo use this tool mainly in relation to the activities of Moderation and facilitation and Workshop.
For a english treatment of Planning for real, the reader should refer to 
http://www.planningforreal.org.uk/

Molte persone non sono abituate a prendere la parola in pubblico e a sostenere una discussione. Esistono diverse tecniche che aiutano le persone a interagire tra di loro usando strumenti diversi dalla discussione in un luogo pubblico, ponendole di fronte a simulazioni del problema per loro facilmente comprensibili e mettendole in condizione di esprimere le loro preferenze in modo
facile e intuitivo. Tra di esse, Planning for Real è un metodo di progettazione partecipata, sviluppato a partire dagli anni ’60-’70 dalla Education for Neighborhood Change dell’Università di Nottingham e registrato dalla Neighborhood Initiatives Foundation (NIF), un’organizzazione no profit fondata nel 1988 da Tony Gibson con sede a Telford in Inghilterra. Planning for Real è una tecnica alternativa alla discussione pubblica che consente a ogni partecipante di esprimere le proprie idee e le proprie opinioni liberamente, facilmente e in modo anonimo. Il punto di partenza è sempre una rappresentazione dell’area d’intervento attraverso un modello tridimensionale (un plastico), il cui scopo è quello di aiutare gli abitanti a identificare ogni elemento del proprio quartiere e a individuare su di esso gli interventi che ritengono necessari. È importante che le dimensioni e le caratteristiche del plastico stimolino i partecipanti a mettere mano al plastico, consentendo loro di riconoscere e di confrontarsi con i luoghi rappresentati. Il plastico può anche essere realizzato in collaborazione con la comunità locale, favorendo in questo modo il suo
coinvolgimento. Ogni persona è chiamata a posizionare sul plastico apposite carte-opzione, ciascuna delle quali indica un intervento migliorativo (per esempio una pista ciclabile, un parco giochi, degli alberi, una siepe, un negozio, un parcheggio). È importante che la fattibilità e la praticabilità di tutte le carte-opzione siano verificate, dal punto di vista tecnico e politico, attraverso una fase di indagine preliminare. I cittadini sono accompagnati nel loro percorso da un apposito gruppo di facilitatori, che in maniera neutrale interagisce con loro, allo scopo e nella misura sufficiente a registrare le loro opinioni e le motivazioni alla base delle loro scelte. Esiste anche la possibilità di segnalare alcuni suggerimenti per iscritto. Inoltre è importante prevedere strumenti informativi (pannelli a muro, copie di documentazioni, ecc.), affinché i partecipanti abbiano una visione il più possibile completa delle principali questioni relative alla futura trasformazione urbana: budget disponibile, esempi di soluzioni sperimentate altrove, vincoli e
standard urbanistici, ecc. Al termine delle giornata, lo staff tecnico esamina le carte che sono state giocate dai partecipanti nei diversi punti del plastico allo scopo di stabilire come sono distribuite le preferenze dei cittadini e di rilevare anche l’eventuale presenza di opzioni conflittuali. La Neighborhood Initiatives Foundation produce una serie di pacchi preconfezionati, esplicitamente destinati alle comunità locali e alle scuole, per facilitare la costruzione dei materiali necessari e favorire così la diffusione di questa tecnica partecipativa.

fonte: Bobbio L. (a cura di), 2004, A più voci. Amministrazioni pubbliche, imprese, associazioni e cittadini nei processi decisionali inclusivi, Napoli, ESI.

Focus Group

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Izmo utilizza questo strumento principalmente in relazione alle attività di Animazione territoriale e Moderazione e facilitazione, e ha avuto modo di applicarlo concretamente nel corso del progetto Focus Group Vanchiglia.
Riteniamo che la seguente definizione sia la più idonea per descrivere tale strumento

Izmo use this tool mainly in relation to the activities of Social events and Moderation and facilitation, Izmo was able to apply it in practice during the project Focus Group Vanchiglia.
For a english treatment of Focus group, the reader should refer to
http://en.wikipedia.org/wiki/Focus_group

Il focus group è un piccolo gruppo di persone (generalmente da 4 a12) che discute su uno specifico tema. Si ricorre a questa tecnica quando si ha la necessità di mettere a fuoco (da cui il nome focus group) un fenomeno o indagare in profondità su uno specifico argomento, utilizzando l’interazione che si realizza tra i componenti del gruppo. I partecipanti devono essere selezionati con attenzione in modo da poter contribuire, da diversi punti di vista, alla focalizzazione della questione. E dovrebbero essere messi il più possibile in condizione di parità: è quindi raccomandabile una certa omogeneità tra i partecipanti (per esempio rispetto al grado di istruzione) per evitare squilibri troppo forti nella comunicazione. Il focus group è generalmente assistito da un facilitatore o moderatore che gestisce la discussione e stimola l’interazione tra i partecipanti. La discussione è impostata in modo del tutto informale: sono ammesse domande reciproche, dichiarazioni di disaccordo (ma vanno evitati giudizi negativi), interruzioni. Tutte le informazioni emerse nel corso dell’incontro devono poi essere elaborate e interpretate. Il documento finale può consistere in una sintesi o nella trascrizione integrale della discussione.
La tecnica del focus group può essere usata, all’interno di processi decisionali più complessi, per diversi scopi. Per esempio:
• per definire gli obiettivi operativi;
• per identificare e definire un problema che potrebbe avere diverse
sfaccettature;
• per impostare un vero e proprio lavoro di progettazione di una
politica o di un intervento;
• per studiare quali reazioni susciterà un intervento presso certe
categorie di persone.

fonte: Bobbio L. (a cura di), 2004, A più voci. Amministrazioni pubbliche, imprese, associazioni e cittadini nei processi decisionali inclusivi, Napoli, ESI.

Picnic urbano

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Venerdì 9 giungo 2006 in Piazza delle Repubblica, meglio conosciuta come Porta Palazzo si è svolto un Picnic Urbano organizzato da The Gate: Comitato “Progetto Porta Palazzo” http://www.comune.torino.it/portapalazzo.

L’intento del comitato organizzatore era molto semplice, naturale: portare la gente in strada, farla mangiare con altri generando scambio e conoscenza in un territorio comune a tutti: il cibo.

Il concetto è molto semplice: non mangiare soli nella propria cucina in famiglia ma in piazza con sconosciuti. La situazione e il contesto viene ribaltato. Ambiente piccolo e famigliare contro un ambiente pubblico e sconosciuto.

L’esperimento è molto affascinante e organizzarlo materialmente sembra semplice. Cavalletti e assi, il resto lo portano i commensali da casa: tovaglia, stoviglie, cibo e da bere.

I risultati auspicabili sono la conoscenza di chi ti sta a fianco non solo a tavola ma nella vita dei tutti i giorni: sul pianerottolo, dal panettiere, alla fermata del pullman.

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In questa pagina trovate informazioni sul grande mondo del picnic

http://en.wikipedia.org/wiki/Picnic

Deriva urbana “Le Conseguenze Della PASSIONE”

locandina

Sabato 13 maggio, ore 17.00, ritrovo all’Igloo di Merz in corso Mediterraneo, deriva urbana in bicicletta alla ricerca delle conseguenze della passione olimpica. Arrivo previsto per le 19.00 al cafè Liber, corso Vercelli 2, per l’aperitivo e per rivedere e commentare i dati raccolti in deriva.


Commenti, storie, risultati della deriva

Esorto i partecipanti dell’evento “Le conseguenze della PASSIONe” a inserire un breve commento alla propria esperienza bagnata di deriva urbana.

gruppo_deriva


Alessandro
deriva_aleHo rispettato le regole. Mi sono perso, ho perso il gruppo, ho quasi perso la vita. Pedala schivando piccoli e grandi situazioni di percorso. Ho visto parti di silenziosa città ammutolita da un intervento protetico proteso a colmare una faglia chiamata quasi ironicamente spina. Tranci urbani riposano sapienti del loro ruolo, della loro storia; guardano una nuova linea disegnata 25 anni fa. Vedono gente passare e più in la altra gente vivere. I quartieri non dialogano, gli interventi architettonici non si integrano. Ci vorrà forse tempo o no, a parer mio non basterà. Non è possibile render viva una infrastruttura. Corrono le macchine, i ciclisti, il cane è pisciato, per il resto la linea era ed è tracciata, indelebile. Ciò che è mio non è tuo. Il confine è sensibilmente presente. Durante la deriva pioveva: sotto il cornicione era asciutto, c’era vita, più in là bagnati si correva alla ricerca di un nuovo riparo.


Gabriella

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Gianluca

gianluca_sabena


Stefano

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Viviana Rubbo

viviana_rubbo


Alessandro Guida

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Daniele Domeniconi

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Raffi

raffi


Olimpia

olimpia


Loredana

loredana


Ho scaricato il mio (Alessandro) percorso memorizzato attravaro il gps ecco l’immagine elaborata attraverso Google Earth

gps_deriva_ale

oppure, se preferisci ripercorrere la mia deriva, scarica il file kmz da aprire attraverso il software gratuito Google Earth

deriva_alessandro.kmz

Festa 01 02 03 04 05 06

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Manca poco alla fatidica data…

alle ore 1:02:03 del 04/05/06… ecco un secondo che si ripete solo una volta ogni millennio! A Torino è da alcuni giorni che circola una mail pubblicizzando una festa che si terrà in piazza Madama Cristina per festeggiare quel momento!!!

Idea nuova e originale? Sembra di si, ma in realtà in Spagna è scoppiata una nuova moda: tramontati i rave parties oggi ci si da appuntamento in un luogo pubblico, si porta da bere, strumenti e chitarre, tutto legale, si beve, si balla e ci si conosce. Il motivo: sicuramente nobile, RECLAMARE lo spazio pubblico che sta scomparendo e criticare i biglietti che si devono pagare per entrare nei locali.

Allora ci si vede TUTTI domani sera in piazza Madama Cristina???

articolo

fonte articolo… probabilmente La Repubblica – Cronaca di Torino –


di Alessandro Grella il 5 maggio 2006

Piccolo report

La festa più inutile del secolo ha avuto luogo. Ecco a voi alcune foto. Mi aspettavo più gente. É stato una sorta di capodanno. Ad un certo momento un gruppo di ubriaconi ha iniziato un count down improbabile che tutti hanno seguito. Scocca il secondo X. Si stappano le bottiglie. Riesco a beccarmi gli schizzi e a sporcarmi la maglia. Tempo 30 min la piazza era pressochè vuota. MHÁ?!?!?!

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Deriva 27 Aprile 2004

partecipanti

Primo debussolamento gastropixellare urbano 27/04/2004

nome chi è? commenti personali
Alessandro gruppo-sfera architetto forse la fame per lo più alimentata dai 250 panini che ci aspettavano è stata una buona arma per sollecitare la ricerca del cibo… ci vuole sempre uno specchietto per le allodole! aggiungo inoltre che è stato molto carino quando dal centro di largo Montebello i gruppi si sono divisi e preso la propria strada in modo casuale… ah! cavolo aggiungo anche questo: interessante la sensazione di sapere, dalle persone incontrate durante la deriva, che un altro gruppo era passato prima di noi per fare foto ai medesimi soggetti
AlessioBosca amico ingegnere informatico che te ne è parso della deriva??
Amici/Marco Bonavia amico dottore in scienze forestali che te ne è parso della deriva??
ChiaraGalvan? amica di Alessandro architetto che te ne è parso della deriva??
Claudio amico ??? che te ne è parso della deriva??
Daniela sorella di Simona architetto che te ne è parso della deriva??
Amici/Daniele Salaris amico di Alessandro sociologo che te ne è parso della deriva??
Elena collaboratrice gruppo-sfera fotografa che te ne è parso della deriva??
Federico Bertoli fidanzatino di Gabriella architetto http://www.boda.it la mia deriva? anomala, forse un reportage sulla vostra serata e sulle persone della deriva.
Federico Ruscalla amico architetto che te ne è parso della deriva??
Gabriella gruppo-sfera architetto sono rimasta sorpresa dal coinvolgimento dei partecipanti!
Michele amico ??? che te ne è parso della deriva??
Gianluca gruppo-sfera ingegnere non vedo l’ora di fare la prossima! Quando??Il 28 maggio al El Barrio!
Sara ex-coinquilina di Gabriella architetto restauratore che te ne è parso della deriva??
Simona gruppo-sfera scienziata della comunicazione mi sono divertita e mi è sembrata una bella serata per tutti..dovremmo festeggiare le mensilità! e speriamo che i partecipanti collaborino anche col sito..creiamo una comunità!
Stefano gruppo-sfera architetto è stata una serata fantastica, mi sono divertito molto più di quanto avrei pensato ed ho visto un grande coinvolgimento di tutti i partecipanti. Ale, attento a quelli che fanno jogging!
Stefania Sabatino fidanzatina di Alessandro architetto De riva et ceteris rebus: ero molto curiosa di vedervi all’opera e mi ritengo soddisfatta di questo primo assaggio di deriva. E le prossime?? Aspetto impaziente!
StefaniaVerrua amica di Alessandro avvocato che te ne è parso della deriva??
Amici/Viviana Rubbo collaboratrice gruppo-sfera architetto che te ne è parso della deriva??

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foto di Federico Bertoli
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