La lettura di Chandigarh attraverso le riviste

La trasformazione del mondo inizia dalla trasformazione della nostra mente ed il rinnovamento della nostra mente inizia con la trasformazione delle immagini che introduciamo dentro: le immagini che attacchiamo nei nostri muri e che portiamo dentro ai nostri cuori.

Ward L. Kaiser,A new view of the world, 2005

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Per poter fornire un esempio concreto di come il linguaggio architettonico possa essere influenzato da uno dei mezzi con cui questo processo avviene, riporterò, qui di seguito, una prima analisi dell’opera di Chandigarh attraverso le pubblicazioni di due delle più importanti riviste di architettura italiane: “Casabella” e “Domus”.

Uno dei primi articoli sull’argomento viene stampato nel 1953 su “Domus” dal titolo La carta per la creazione di una capitale. Qui, in una visione positiva del progetto e dell’impresa di una creazione di nuova città, viene spiegato quanto la pianificazione dell’opera sia stata attenta e scrupolosa, mettendo un accento su quali innovativi metodi moderni siano stati impiegati da Le Corbusier: la griglia urbanistica Ciam, il modulor, la “griglia climatica”, il Brise-soleil, la regola delle 7V.

Cito alcune righe dell’ articolo per rendere più esplicito l’atteggiamento con cui ci si poneva rispetto all’opera:

il caso è l’esempio straordinario che questa impresa rappresenta, è la edificazione di una città totalmente pensata e prevista prima della sua costruzione, dalla scelta libera del terreno alla distribuzione urbanistica, al programma economico, alla successione dei lavori, in una applicazione integrale dei metodi informatori della architettura moderna. Una città dove l’ incoerenza e il disordine sono esclusi“.[1]

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La stessa rivista, a distanza di una decina d’anni,  pubblicò un Omaggio a Le Corbusier, composto da alcune pagine di fotografie di Tapio Wirkkala. In quest’occasione, si può leggere quanto la figura di un grande architetto quale Le Corbusier, possa distrarre dal formulare un giudizio obiettivo sulle sue opere:

Queste fotografie sono un nostro ringraziamento a Le Corbusier: per quello che fa, per la bellezza di cui arricchisce il mondo.(…) La nostra epoca non ha molto da lasciare ai posteri, in fatto di architettura, e il futuro non sembra molto promettente. Queste di Chandigarh, come altre di Le Corbusier,(…) sono già entrate nella storia dell’arte, come le grandi opere della umanità – nonostante gli errori, urbanistici o tecnici, che alcuni vi vogliono cercare; e che il tempo stesso penserà a confutare“.[2]

Ecco che l’articolo citato è un calzante esempio di Soft power, questa volta ottenuto non solo attraverso le immagini di un’opera, ma tramite l’immagine che un architetto crea di sé o che viene creata da coloro che scrivono di quest’ultimo.

Un giudizio contrario rispetto agli articoli precedenti può essere invece compreso attraverso le righe di un articolo di L.Spinelli del 1993, sempre sulla medesima rivista:

Il risultato è quindi quello di una città che, pur innalzando il livello e la qualità della vita, celebra se stessa senza curarsi del rapporto con la realtà. Realtà che vive in maniera tragica la sua contraddizione di città progettata per l’automobile in un paese in cui la bicicletta rappresenta per molti ancora un sogno“.[3]
casabella continutàPassando ora in rassegna le pubblicazioni di un’altra rivista, quale “Casabella”, notiamo come in un primo articolo del 1956[4], Le Corbusier Chandigarh, risulti assente di una particolare critica. Qui viene infatti semplicemente presentata l’opera in un periodo in cui alcuni edifici della città iniziavano a concludersi. Per brevità, non ne citerò i contenuti.

Per trovare le prime critiche su Chandigarh, nelle pubblicazioni di questa rivista, bisogna attendere un articolo del 1988. Quest’ultimo si intitola Chandigarh oggi, dove Madhu Sarin scriveva:

In nessun momento del processo di preparazione del piano si pensò alla sua agibilità a lungo termine o alla accessibilità economica dei vari settori di popolazione a ben progettate abitazioni oppure a zone lavorative.(…) Oggi, 37 anni più tardi, e con una popolazione di 500.000 abitanti, Chandigarh ha tutti i tratti visibili della dualità tipica delle città del Terzo Mondo“.[5]

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A seguire viene riportata un altro tipo di critica fatta poche pagine più avanti da Eulie Chowdhury che parlando di Le Corbusier dice:

il successo, qui, lui l’ ha certamente raggiunto a dispetto degli errori commessi da coloro ai quali venne affidata l’esecuzione delle sue idee: Chandigarh è a mio avviso, la nuova città meglio riuscita in India, se non nel mondo“.[6]

Un ultimo articolo pubblicato entro il 2006, su “Casabella”, è del 1995 intitolato Tafuri e Le Corbusier, dove si posso leggere riportate le parole di Tafuri tratte da Teorie e storia dell’architettura[7]:

Il valore ed i significati dell’architettura superano ciò che l’architettura riesce a realizzare nella società: la cattedrale di Chartres, la cappella dei Pazzi, il Sant’Ivo alla Sapienza, le salines di Chaux, la villa Savoye o il Campidoglio di Chandigarh sono testimonianze di idee che valgono come messaggi al di là dei loro effetti immediati nel comportamento sociale, al di là delle loro conseguenze storiche“.[8]

Gli autori del testo continuando nel loro discorso scrivendo:

Tafuri pensa che Le Corbusier scelse di dedicarsi esclusivamente al Campidoglio e ai suoi edifici monumentali. Il che permette a Tafuri di separare il Campidoglio dalla città circostante, il sito del “Plan”, e di assolvere Le Corbusier da ogni responsabilità nei suoi confronti“.[9]

Lascio a voi intuire quanto, col passare del tempo e con critiche ad un’opera attraverso strumenti quali riviste, il giudizio di un lettore, meno scrupoloso, possa mutare ed essere influenzato. Il caso Chabdigarh è un lampante esempio di quel processo che potremmo definire appunto come Soft power in architettura.


[1] Cfr.(direzione)G.Ponti, La carta per la creazione di una capitale,”Domus”, maggio 1953, p. 1.

[2] Cfr.C.M. Casati, Omaggio a Le Corbusier, “Domus”, settembre 1965.

[3] Cfr.L. Spinelli,Le Corbusier e Kahn in India, “Domus”, maggio 1993

[4] Cfr.(direzione)E.Rogers, Le Corbusier Chandigarh, “Casabella Continuità”, giugno 1956.

[5] Cfr.M.Sarin, Chandigarh oggi, Il Piano a confronto con la realtà sociale, “Casabella”, ottobre 1988, p.18.

[6] Cfr.E.Chowdhury, Chandigarh oggi, Gli anni con Le Corbusier, “Casabella”, ottobre 1988, p.22.

[7] Cfr.M.Tafuri, Teorie e storia dell’ architettura,1970 p. 244.

[8] Cfr.H.Lipstadt H.Mendelsohn, Tafuri e Le Corbusier,” Casabella”, giugno 1995, p.86.

[9] Ibidem p.88

IMMAGINI

[1] http://www.collezione-online.it/rivi…omus%20790.jpg

[2] http://www.designdictionary.co.uk/im…sign/domus.jpg

[3] http://www.radicineltempo.com/(S(sm2…48e129fdbe.jpg

[4] http://www.designdictionary.co.uk/im…/casabella.jpg

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1000 eco design

1000 eco design

di Rebecca Proctor

Logos, Modena 2009

352 p. : ill. ; 25 cm

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Recensione del libro

Viviamo in un mondo in cui la cultura del design acquista sempre più importanza agli occhi di una clientela attenta ad avere oggetti dall’aspetto estetico particolare e progettato con cura.

Oggi è necessario e indispensabile dare un valore aggiunto alla progettazione e al design: la sostenibilità ambientale. Un valore di cui sia i progettisti che gli acquirenti vanno fieri; un valore da cui partire per scrivere un libro.

1000 eco design presenta un considerevole numero di oggetti di design accomunati da uno stesso principio: l’ecologia.

Arredamento, lampade, cucina e bagno, tessuti, accessori decorativi, stoviglie da tavola, pareti e pavimenti, prodotti, giardino, bambini: queste le categorie entro cui sono raggruppati e classificati i progetti presentati da Rebecca Proctor.

E’ molto interessante vedere come ogni progetto interpreti e applichi in maniera diversa e originale il concetto di ecologia: ecologia è basso consumo energetico, ecologia è riuso di oggetti dismessi, ecologia è un prodotto riciclato e/o riciclabile… E infatti, accanto ad ogni progetto presentato, vengono indicati, tramite una simbologia grafica, le caratteristiche di compatibilità ambientale del progetto: bassa generazione di rifiuti, basso consumo energetico, atossico, biodegradabile, da commercio equo, da risorse correttamente gestite, di provenienza locale, riciclabile, riciclato.

Mille progetti presentati, per ogni progetto una foto e poche ma efficaci righe che ne spiegano la sostenibilità e l’etica, ed infine, elemento assai utile, il sito internet del progettista: una sorta di manuale di consultazione rapida ed efficace, sintetico e immediato, dell’eco-design degli ultimi anni.

Giovani architetti

Giovani architetti. La nascita di una scuola universale.

di Kieran Long

Logos, Modena 2003

352 p. : ill.; 25 cm

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Recensione del libro

In tempo di crisi leggere di giovani architetti che hanno successo nella loro professione, può essere di conforto! Questo libro in realtà è stato pubblicato nel 2003, ma come si legge nel retro di copertina, gli architetti presentati “sono i professionisti destinati a plasmare il tessuto urbano delle nostre città nei prossimi 30 anni”. Vengono infatti presentati alcuni lavori di 113 giovani architetti,, dando così una visione a 360 gradi del panorama architettonico contemporaneo. Il taglio è decisamente internazionale, e si va dal progetto di design al piano di quartiere; dal social housing alla villa privata. La panoramica è completa e articolata anche a seconda delle tipologie edilizie: case di abitazione, musei, università, installazioni, ecc.

Una particolare attenzione è posta nei confronti dell’aspetto grafico: non mancano, infatti, contributi di fotografi e grafici.

Nel suo intento di “ricostruire una rete globale di influenze culturali e professionali “, a commento di alcune opere o tendenze architettoniche, ci sono interventi di critici, sotto forma di estratti dei loro saggi.

La presentazione dei 113 architetti (o studi di architettura) avviene attraverso una sintesi del loro pensiero e delle loro linee guida e citazioni esplicative degli stessi architetti, il tutto corredato dalla presentazione con immagini e testo di uno o due progetti significativi.