Il futuro è libero. Software open source nella PA

linux_distros
“Il tempo costituisce un bene della vita e, pertanto,
il ritardo nella conclusione di un procedimento
comporta un costo e causa un danno che,
se accertato e adeguatamente provato, va comunque risarcito”
Una recente sentenza del Consiglio di Stato ha riconosciuto il legittimo risarcimento del danno biologico per i ritardi dovuti all’inefficienza della Pubblica Amministrazione. Questo episodio è sintomatico della necessità di una riorganizzazione procedurale delle attività svolte in ambito pubblico.
Nel corso degli ultimi dieci anni, tuttavia, il modo di operare delle organizzazioni locali, regionali e statali ha già cominciato un processo di cambiamento radicale, non solo per quanto riguarda l’accessibilità delle informazioni attraverso applicazioni web ma anche per quanto concerne l’interoperabilità che coinvolgono più dipartimenti e settori della pubblica amministrazione.
Uno strumento utile a tal fine e che sta attraversando un periodo di crescente attenzione, da parte degli utenti così come degli studiosi e delle istituzioni, è l’Open Source Software (OSS). Con tale espressione si fa riferimento a “software” in cui l’autore ha stabilito di concedere una serie di fondamentali libertà all’utilizzatore attraverso un “license agreement”: tra queste libertà figurano la possibilità di studiare il funzionamento del programma, di adattare il codice sorgente alle proprie esigenze, di aggiornare il programma, di utilizzarlo per ogni scopo e su qualsiasi numero di macchine e di ridistribuire copie del programma ad altri utilizzatori.
Sebbene la tecnologia open source non rappresenti una novità per la pubblica amministrazione, sta rivestendo un ruolo sempre più importante nello sviluppo della prossima generazione di applicazioni informative altamente scalabili. Molte di queste applicazioni sono basate sullo stack software open source LAMP (Linux, Apache, MySQL, PHP / Python / Perl), che costituisce la principale infrastruttura per lo sviluppo e utilizzo di applicazioni economicamente vantaggiose.
Nell’ambito dell’Unione Europea sono state varate iniziative specifiche per la promozione e diffusione delle risorse informatiche a codice aperto sia nel settore pubblico sia nel mondo imprenditoriale privato. La Commissione Europea ha predisposto un programma denominato IDABC ovvero “Interoperable Delivery of European eGovernment Services to public Administrations, Business and Citizens”, finalizzato all’utilizzo delle opportunità offerte dalle tecnologie della comunicazione e dell’informazione, a fornire consulenza e sostegno per i servizi del settore pubblico nei confronti dei cittadini e delle imprese in Europa, nonché a migliorare l’efficienza e la collaborazione fra le pubbliche amministrazioni europee.
La Commissione Europea ha, quindi, assunto una linea propositiva nei confronti degli Stati Membri nella direzione dell’open source nell’ambito del proprio programma generale di armonizzazione delle procedure gestionali nel settore pubblico.
In Italia la possibilità di acquisizione ed utilizzo di programmi informatici “open source” viene sancita con la pubblicazione della Direttiva del 19 dicembre 2003 “Sviluppo ed utilizzazione dei programmi informatici da parte delle PA” (G.U. 7 febbraio 2004, n. 31).
L’emanazione di tale Direttiva è sintomatica di come anche le istituzioni italiane abbiano preso consapevolezza della rilevanza e delle potenzialità dell’OSS, anche se accompagnata da un atteggiamento di prudenza, in relazione alle possibili criticità.
Di ciò si ha chiara evidenza nelle scelte operate dalle istituzioni, che stanno investendo molto per arrivare ad un’analisi e ad un monitoraggio costante del fenomeno relativo all’utilizzo di OSS da parte della P.A.
Gli elementi che rendono l’OSS così interessante per la P.A. possono essere sintetizzati come segue:
• maggiore interoperabilità: il software open source si basa tipicamente su standard aperti, il che facilita la condivisione di informazioni rispetto ai sistemi di tipo proprietario.;
• eliminazione del lock-in: l’open source è flessibile ed elimina la dipendenza da una particolare piattaforma o un particolare fornitore;
• maggiore sicurezza: gli studi hanno dimostrato che il software open source è più affidabile e più sicuro rispetto al software di tipo proprietario. Quando sono necessarie delle patch, queste sono tipicamente disponibili in poche ore, anziché in giorni o mesi,
• minore costo totale di gestione: gli studi hanno dimostrato che la migliore affidabilità e produttività del software open source, unite ai minori costi per hardware e software, possono generare un costo totale di gestione inferiore del 90% rispetto al tradizionale software di tipo proprietario.
Le difficoltà principali, invece, sono dovute alla “non conoscenza” dei prodotti OS da parte del personale informatico e dalla presenza di diversi applicativi, magari anche datati, di cui le software house produttrici non hanno il know-how necessario per un porting su sistemi operativi OS.
Il lavoro più impegnativo risulta quindi essere quello di formare nel minor tempo possibile, con delle skill abbastanza elevate, il personale delle PA aggravando in questo modo le spese delle amministrazioni.
In sintesi, è semplicistico pensare che nella PA sia possibile, senza sforzo iniziale e competenze interne, beneficiare di aggiornamenti e potenziamenti gratuiti, nel quadro di un sistema a codice sorgente aperto. D’altronde molte di queste considerazioni valgono anche per gli sviluppi proprietari.
Forse il paradigma OSS può contribuire ad applicare buone regole troppo spesso solo enunciate e ad attivare un ciclo virtuoso di sviluppo del software, in un modello di business originale e promettente.
La partita è aperta e, specialmente nella Pubblica Amministrazione, avvincente.
Per Approfondimenti:
– Open Source Observatory and Repository http://www.osor.eu/
– Petizione Bundestux (Germania) http://www2.bundestux.de/bundestux_alt/english.html
– DigitPA – Ente nazionale per la digitalizzazione della pubblica amministrazione http://www.digitpa.gov.it/

Architetture presto inutili – Paesaggi digitali

credits: http://www.flickr.com/photos/10404945@N05/884242901

La storia dell’uomo può essere narrata attraverso oggetti —e funzioni— inventati in relazione alle contingenze. In ogni epoca individui o gruppi di persone si sono dotati di strumenti materiali che, grazie alla loro utilità, hanno aiutato l’uomo a sopravvivere e a vivere.
In relazione alla piramide di Maslow, è affermabile che l’uomo occidentale contemporaneo ha più o meno le possibilità e capacità di arrivare ai vertici della gerarchia dei bisogni. Tali bisogni sono spesso soddisfatti attraverso gli oggetti e le loro funzioni, ad esempio: una ciotola per abbeverarsi o raccogliere il cibo; la casa per ripararsi, cucinare, riposare, amare; un elemento simbolico (da un totem ad una chiesa) utile a identificarsi e a consolidare il senso di appartenenza. Oltre alle funzioni primarie si trovano tutti quei bisogni riconducibili a simboli e oggetti che un tempo erano accessibili a pochi individui, ma che nel mondo occidentale e contemporaneo sembrano scontati e dovuti. Automobili, gite fuori porta, computer, vestiti, trattamenti di benessere, telefoni, etc. sono figli di questo incredibile periodo di benessere che sempre più individui stanno vivendo. Parallelamente le città si dotano di servizi e infrastrutture utili a supportare lo sviluppo e la crescita della ricchezza e del benessere. Nel contesto urbano i cittadini, supportati dalle politiche del welfare state, possono godere di trasporti pubblici efficienti, parchi, scuole, erogazione di luce, ecc. Non solo i governi offrono funzioni e servizi, infatti i privati, in luoghi deputati (ristoranti, cinema, palestre, negozi in generale) vendono qualsiasi cosa.
Nella società del consumismo tutto è voluto, tutto è venduto, in qualsiasi forma, in qualsiasi luogo. Soffermandosi sulla dimensione materica degli oggetti e dei luoghi deputati ad accoglierli, mostrarli, consumarli, oggi stiamo vivendo un processo di smaterializzazione o digitalizzazione di tali oggetti e servizi. Tra tutti si può pensare alla musica che è fruita digitalmente senza bisogni di supporti materici: i vecchi dischi, musicassette, cd. Tutto corre sul filo delle Information and Communication Technologies, e a volte anche senza fili, se si pensa al Wi-Fi. Quali effetti potrà avere questo cambiamento nelle nostre città? Se gli oggetti si smaterializzano, cosa succederà ai luoghi di vendita e consumo dei prodotti? Da cosa verranno sostituiti questi spazi/servizi? La crisi dello spazio pubblico aumenterà ancor di più oltre agli effetti dati da automobili, tv e paura?
A termine di questo articolo provo a raccogliere, in modo più o meno esaustivo (in un ordine poco ragionato) tutti quei luoghi che oggi sono scomparsi o in procinto di perdere la loro funzione a causa della conversione digitale.

ciò che era/è il passato o presente -> (sostituito/a da) -> ciò che è/sarà il futuro o presente

  • sale giochi -> console e mobile game
  • cabina telefonica -> cellulare
  • agenzie di viaggio -> booking on-line
  • poste -> e-mail
  • cambia valute -> sportello bancomat
  • banca -> home banking
  • negozi di musica -> pirateria di musica digitale e itunes store
  • cinema porno -> youporn e compagni
  • librerie e edicole -> ebook, blog
  • museo -> visite virtuali
  • caselli autostradali -> navigatori satellitari e sistemi di pagamento on-line
  • stadio -> streaming on-line
  • copisterie e laboratori di sviluppo e stampa -> schermi digitali
  • qualsiasi luogo deputato all’incontro e alla comunicazione -> chat e video chiamata

FixMyStreet e SeeClickFix in Italia?

buca

Durante il corso del mio dottorato, mi sono interessato agli strumenti Web-based ideati e sviluppati —un po’ per interesse economico e un po’ per questioni sociali ed etiche— per la gestione e il governo del territorio, soprattutto a scala locale. Con questo articolo pongo le basi per una riflessione in merito all’introduzione in Italia di servizi come Fix My Street e See Click Fix.
In breve, i suddetti siti sono due piattaforme crossmediali pensate per consentire ai cittadini di segnalare alle Amministrazioni Pubbliche Locali: pericoli causati dal naturale deterioramento del manto stradale e in generale di evidenti problemi negli spazi pubblici.
Il servizio è molto semplice in termini di regole ed effetti desiderati. I cittadini riscontrano un disagio (ad esempio una buca a terra), lo segnalano sulla piattaforma, l’amministrazione e/o l’ente gestore prende in carico il problema e segnala l’avvenuta soluzione. La semplicità è lampante, tanto da farci esclamare: «tanto ci voleva?!?».
In Gran Bretagna e negli Stati Uniti d’America, rispettivamente Fix My Street e See Click Fix, “funzionano”, ovvero sono utilizzati da molti cittadini-utenti e le Amministrazioni “hanno imparato” a leggere le segnalazioni e notificare la soluzione del problema. Entrambe, intrinsecamente con la dimensione Web, sono piattaforme globali: chiunque può segnalare problemi, ma il vero problema è l’attesa, e la speranza, che qualcuno si occupi della questione.
Dato per assodato il gap tra tecnologia e politica, gli amministratori italiani sono, chi più, chi meno disinteressati e impreparati a interagire digitalmente con i cittadini. In realtà, ad esempio, posta certificata e firma digitale sono state introdotte obbligatoriamente nella prassi amministrativa. Questi, insieme ad altri servizi di e-democracy rivolti ai cittadini e interni alle PA, facilitano e snelliscono la burocrazia e aumentano l’efficienza del governo. Pertanto, cosa stiamo aspettando a “forzare” l’utilizzo di piattaforme di segnalazione come Fix My Street o See Click Fix? La risposta più azzeccata è «ci vuole al tempo», mentre quella probabilmente più appropiata e interessante da analizzare è «comandano le lobby».
Il fenomeno lobbistico si verifica quando un gruppo o un singolo fa pressione perché le proprie idee e interessi vengano supportati o adottati dalle Istituzioni. In altre parole, non avremo servizi di questo tipo, fino quando le organizzazioni di FixMyStreet o SeeClickFix, non prenderanno contatti con l’amministrazione italiana (probabilmente con il Ministero dei Trasporti).
La seconda possibilità, per cui questo tipo di servizi possano essere introdotti in Italia, è data dallo sviluppo di piattaforme Web da parte di programmatori nostrani, chiamati da amministrazioni lungimiranti. Infatti alcuni Comuni stanno provando ad introdurre/offrire ai propri cittadini servizi di e-participation. Si segnalano in questo senso le esperienze di Milano con PartecipaMi e di Venezia con Iris Venezia 2.0. Analizzando quest’ultime piattaforme si evince il carattere locale in termini di numero di utenti, di efficacia ed efficenza. Per sostenere progetti di questo tipo ci vuole il supporto delle Istituzioni, il budget necessario e l’entusiasmo dei cittadini rimasti soddisfatti del servizio in quanto i feedback dell’Amministrazione informa puntualmente degli effetti degli interventi.
Inoltre, per progetti a scala nazionale – (trans) regionale – provinciale – comunale (da leggersi tutta la gerarchia territoriale) occorrerebbe interfacciarsi con un’Agenzia di servizi super partes che si ponga come intermermediario tra i cittadini e le Provincie (entità governativa più aproriata in quanto si occupano tra l’altro delle infrastrutture viarie).
Raggiunti questi requisiti imprescindibili è possibile rivolgere l’attenzione alla questione dimensionale, ponendosi il seguente dilemma: «servizi locali o servizi globali in spazi locali?». Rispettivamente da una parte avremo il sapore nostrano di un progetto, dall’altra avremo la certezza di un efficenza del servizio.
Se il servizio è locale anche l’ambiente Web dovrebbe seguire logiche locali (linguaggi, leggi, politiche, target). L’Internet generalista risulta vincente per servizi e dimensioni di tipo globale. A livello locale cosa succederà? Le esperienze di Foursquare, Gowalla e SCVNGR fanno riflettere. Da una parte si intravede la forza di penetrazione spaziale di tali servizi, dall’altra si riscontra che i temi e discussioni trattati risultano scollati dalla dimensione locale. Sui social network basati sulla posizione geografica di contenuti e utenti, fino ad ora, i cittadini si approcciano con dinamiche generaliste e globali. In altre parole, raramente discutono di problemi riconducibili alle questioni della gestione/manutenzione dello spazio pubblico.
Lentamente anche in Italia si supererà il digital divide e presto avremmo servizi di questo tipo promossi dall’alto, dal basso (social hackerism, vedi CriticalMap) o da società competenti (vedi Anas), ma ciò che rimane imprescindibile è il feedback e la sicurezza che la mia segnalazione venga presa in carico, che essa abbia un riscontro tangibile nel mondo reale e che il mio grido non echeggi nell’infinito mondo digitale.

Esplorazione e analisi virtuale del territorio

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Rabbrividiremo al pensiero di esplorare una porzione di territorio in modo virtuale. La parola “esplorazione” porta con sé sensazioni di pericolo, avventura e viaggio: emozioni che si possono incontrare solo nel mondo reale.
Quello virtuale è rassicurante. La visita digitale parte, si svolge e conclude comodamente dal divano di casa. Per tali ragioni, il titolo di questo articolo dovrebbe essere “visita virtuale al territorio”.
Bhè, sorvoliamo, anzi esploriamo.

La possibilità di collocare geograficamente un dato viene fornita di default dai dispositivi elettronici dotati di GPS. Tutti gli smartphone e molte fotocamere, abilitando il GPS, scrivono all’interno del file le coordinate geografiche del punto in cui si scatta una foto, o in generale, quando si produce un contenuto. “Uplodando” queste, su portali dedicati a raccogliere specifiche tipologie di dati (vedi in generale le foto con Flickr) o sui social network (vedi per tutti Facebook e Twitter), successivamente è possibile navigare tali contenuti su una mappa. Effettuando una ricerca e delimitando un’area geografica è possibile estrarre contenuti riferiti ad un ambito d’interesse [la parola “ambito” è da leggersi declinandola come “tipologia di dati” e come “territorialmente collocato”].
Le tecnologie informatiche e i nuovi media, nel loro impetuoso sviluppo, ci permettono, oramai pienamente, di leggere informazioni territoriali, in quanto, i contenuti prodotti da terzi o da utenti comuni sono georeferenziati. Dalle estrazioni è possibile generare fotografie dinamiche del territorio che, con le dovute precauzioni e senso critico, possono far emergere caratterizzazioni del territorio o puntuali informazioni generate dal basso.
Attualmente è oramai naturale esplorare virtualmente un terrritorio con Google Street Wiev, navigare foto georeferenziate con Google Maps foto, altrimenti con la navigazione geografica di Flickr. A questo si affiancano strumenti che collocano geograficamente informazioni testuali di carattere qualitativo; vedi: Facebook places, Gowalla, Foursquare e l’interessantissimo SCVNGR.
Gli esempi riportati, comprendono siti Internet che archiviano dati a livello globale, ma, in base agli ultimi trend, i servizi Web puntano ad entrare nella dimensione locale e nella sfera di comunità (per tale ambito territoriale si vedano le applicazioni “per il proprio quartiere”: BlockChalk e Antengo).
A fine 2010 solo il 4%  degli utenti online —quindi persone fisiche— utilizza “servizi in movimento”, per cui non si può certo pensare che tali dati possano formare un campione rappresentativo. Inoltre le informazioni che riguardano espressamente temi d’interesse locale e utili alla gestione del territorio (inquinamento, criminalità, viabilità, economia, servizi, etc. sotto forma di storie e desideri) sono ancora meno.
Tuttavia, su scala vasta, grazie alle APIs messe a disposizione dai programmatori dei siti è possibile, grazie a motori semantici e ai webgis, fornire interessanti visualizzazioni del territorio, utili, in qualche modo, a dare indicazioni in merito all’area geografica d’interesse.
Le previsioni per lo svilluppo del Web nel 2011 riportate da Mashable prevedono una crescita delle location-based information e dei servizi Web in grado di archiviare e gestire tali dati. La sfida interessante che si apre è sviluppare una piattaforma in grado di aggregare tutti i dati (prodotti da terzi e archiviati in siti che permettono di geolocare), interrogare e quindi generare informazioni utili alla gestione e alla pianificazione del territorio.
Anche questa volta Google vincerà?

Mappe

mappe

Carte, mappe, atlanti, immagini satellitari, incisioni sono utilizzate per indicare percorsi, posizionare elementi, progettare, delimitare, georeferenziare. Per ogni messaggio, ad ogni strumento corrisponde il più appropriato supporto grafico.

L’impatto visivo è fondamentale: la mappa deve contenere informazioni facilmente leggibili e contestualizzate nel loro intorno (vedi gis).

mappe_google

L’avvento di google mapsgoogle earth ci ha donato un supporto di georeferenziazione agevole ma al contempo difficilmente navigabile. Molti strumenti in internet quali forum, wiki, blog possiedono plug-in che georeferenziano l’informazione, ma la loro trasposizione sulla mappa è alquanto impersonale. Ad ogni messaggio il suo mezzo, la sua carta.

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Un tempo si chiamavano disegnatori o semplicemente si stilizzava lo spazio perché contenesse delle indicazioni che dovevano essere comprese da tutti o create ad hoc per tipologie di utenti quali i navigatori (vedi anche Mappe Astratte)

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Oggi ci chiamiamo tutti internauti ma non per questo dobbiamo essere tutti omologati ad un unico supporto google.

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Fonte immagini: AA.VV., MAPS The Agile Rabbit Book of Historical And Curious Maps, 2004, Pepin Press, ISBN: 9057680513


Cartografia Resistente la pensa come me:

http://cartografiaresistente.org/twiki/bin/view/Main/PercheNonGoogleMaps

Folksonomy

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Folksonomy è un termine creato da Thomas Vander Wal per descrivere una tassonomia che viene creata dal basso verso l’alto come succede nei sistemi basati su reti sociali. La Folksonomy si oppone alla tassonomia (taxonomy) in senso classico che viene crerata dall’alto verso il basso. Il punto di vista cambia incredibilmente: durante le ricerche sul web semantico si è scoperto che è veramente molto difficile creare una tassonomia che possa essere riconosciuta da comunità con un sotto fondo culturale differente. Se proviamo ad immaginare una tassonomia sulla città per gli architetti questa sarà difficilmente riconosciuta dai cittadini e se lo fosse per quelli italiani ancora più difficilmente lo sarebbe per quelli stranieri. Ecco allora il punto di svolta: essendo impossibile creare una tassonomia a priori ci concentriamo sulla soggettiva descrizione attraverso parole chiave di un dato oggetto e a posteriori studiamo e analizziamo le ricorrenze fra le parole chiave. Questo è sostanzialmente quello che succede in Flickr in cui ogni utente descrive liberamente con parole chiave le proprie immagini e in base alle ricorrenze il sistema individua i sinonimi: se ad esempio la stessa immagine viene descitta con la parola città e la parola Torino dal 90% degli utenti allora quelle due parole diventano sinonimo. La folksonomy è sicuramente un approccio interessante nel caso si voglia descrivere un dominio del quale a priori si conosce poco o nulla come possono essere le immagini oppure il suono. La folksonomy è attualmente in fase di studio come sistema per la descrizione dei dati raccolti nel progetto The Silence.


Progetti che utilizzano la folksonomy:


Definizione:

Folksonomy is a term coined by Thomas Vander Wal used to describe the Buttom Up taxonomy development as done in social networking sites like http://flickr.com and http://del.icio.us as well as others. Gene Smith brought the term forward for wide consumption.

A broad folksonomy is the result of one item being categorized by many people (Del.icio.us is an example). This environment provides the ability to normalize on some of the Buttom Up terms. There will be some terms that have many people use to describe one item or many items in the same way. These concentrations of terms can take advantage of Power Laws to quickly see the preferred terms for an item or items.

A narrow folksonomy is the result of one person categorizing an item (Flickr is an example). Gaining acceptance or normalization with synonyms is more difficult, but a tool that can offer possible related tags that have more broad acceptance can be a method of building the taxonomy. The tool will most likely begin with a TopDown taxonomy as the guide, but can flourish to embrace a Buttom Up perspective if the tool learns as users take advantage of it. In other environments, a tool will simply aggregate the most used similar tags by statistical observation of other users, and suggest them first, so the Buttom Up structure grows emergently.

Fonte:

http://www.iawiki.net/FolksOnomy


Gruppi di ricerca territorio

elenchi

Questa pagina intende raccogliere un elenco di tutti i collettivi il cui lavoro viene ritenuto assolutamente importante e fonte di riflessioni. Intendo iniziare con quei gruppi TransDisciplinari che si muovono al confine di differenti discipline: architettura, sociologia, arte, comunicazione e tecnologie della rete.

Produzione

Archinect

http://www.archinect.com

Mission: The goal of Archinect is to make architecture more connected and open-minded, and bring together designers from around the world to introduce new ideas from all disciplines.

A+H

http://km2.net/aplush (FR | arte | architettura | installazioni | allestimenti)

A+H si definiscono un “laboratorio culturale” conducono ricerche sulle nuove tecnologie legate al territorio. Hanno realizzato molti progetti tra cui allestimenti museali, installazioni, lavori artistici.

socialfiction.org

http://socialfiction.org (?? | arte | attivismo | sociologia )

Socialfiction.org is a long-term research project that seeks to develop speculative knowledge that subverts ordinary ways to employ, experience and measure space, time and language.

The day to day reality of socialfiction.org is filled with projects. For most of them we encourage participation by persons known and unknown. Some of our projects are like whales, most are like plankton: the small ones feed the large ones.

Progetti interessanti:

Lab AU

http://www.lab-au.com (BE)

LAB a + u definition: LABoratory for architecture and urbanism. LAB a+u establish a research on architecture and urbanism, in work processes as well as in the project itself, in relation to the concepts of information, space and perception and the fields of sociology, philosophy and economy.

Stalker

http://digilander.libero.it/stalkerlab (IT | architettura | sociologia | urbanistica | studio del territorio)

“La zona è forse un sistema molto complesso di insidie… non so cosa succede qui in assenza dell’uomo, ma non appena arriva qualcuno tutto comincia a muoversi… la zona in ogni momento è proprio come l’abbiamo creata noi, come il nostro stato d’animo… ma quello che succede, non dipende dalla zona, dipende da noi.” (Stalker di A. Tarkovskij, 1979)

Sciatto produzione

http://www.ecn.org/sciattoproduzie

s p a c e is fundamental in any form of communal life; s p a c e is fundamental in any exercise of power . (Michel Foucault; Space, Knowledge and power, 1984.)

aether architecture

http://www.aether.hu

Design and research collaborative focusing on architecture, digital media, interaction design and related academic teaching. Work is produced on various platforms, in different collaborations.

Organizzazione

Enough Room for Space (ERFOTS)

http://www.enoughroomforspace.org

Enough Room for Space (ERFOTS) is a non-profit organization founded in 2005 by Maarten Vanden Eynde and Marjolijn Dijkman. The aim of ERFORS is to create a mobile platform for site-specific projects. The nature of each project is outlined by its location, with its own number of participants, length, and predetermined concept. Sometimes this involves working with a curator or local artists.

TRANSCULTURES

http://www.transcultures.net

TRANSCULTURES is a non-profit association founded in 1996 in Brussels by independent art critics and culturally committed viewers to promote and develop exchanges between different cultures and within the various contemporary arts. Since 1998, Transcultures focuses specifically on the various relationships between art/society/new technologies throughout an in-progress process of investigation of new forms of expression.

Transcultures ha organizzato un importante festival in Brussels http://www.citysonics.be tutto incentrato sul tema dei suoni. L`ultima versione e` dell`estate 2005.

Istituzionali

i-dat

http://www.i-dat.org

“I intend to incorporate with one department of my labours a complete reduction to a system, of the principles and methods of ‘discovery'” (Ada Lovelace, 1844)

  • i-~DAT is a creative playground for trans-disciplinary practice in digital art and technology.
  • It focuses on the transformation of data and the social implications of emergent cultural production.
  • i-~DAT aims to define and establish new fields of practice and critical discourse through the creative and innovative use of: digital architecture, ubiquitous computing, software art, networking, publishing/casting and other informational technologies.
  • i-~DAT integrates teaching, research and enterprise, as well as other creative output to disseminate its activities to its community and wider public.

netzspannung

http://netzspannung.org

netzspannung.org is an Internet platform for artistic production, media projects, and intermedia research. As an interface between media art, media technology and society, it functions as an information pool for artists, designers, computer scientists and cultural scientists.

Turbulence

http://www.turbulence.org

Turbulence is a project of New Radio and Performing Arts, Inc. (NRPA), a not-for-profit 501(c)(3) organization that has as its core mission the commissioning of networked art by emerging and established artists. Since 1996 we have commissioned, exhibited and archived over 90 original works for Turbulence, and helped launch the careers of numerous artists.

Fondali per videochiamate

Tutto intorno a te

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Ieri sera ero li, lobotomizzato davanti alla televisione. Pubblicità. Chi ti vedo? Amendola che sbraitava in mezzo alla strada cor videotelefonino 3. Cavolo, non aveva il telefonino appoggiato all’orecchio come tutti noi, ma a 30 cm dal viso. Mi si riaccende il cervello. Prima considerazione. Che scomodo! Già mi immaginavo fra quindici anni con frequenti paresi al braccio dopo telefonate di mezzora. Oltre all’artrite da telefonino. Seconda considerazione. Ma bisognerà sempre essere belli. Bandite le caccole agli occhi di quando si è appena svegli; imbellettati, lampadati e ortodonticamente perfetti, solo allora si potrà ricevere/effettuare una chiamata. Terza considerazione (ndr il motivo di questa wiki-sfera note). Mi sono inventato un lavoro. Deformazione professionale. Cavolo, tra quindici anni sarò l’uomo più ricco della terra. Progetterò fondali per videochiamate! Avete la casa in disordine, piccola, minuscola? Vi trovate in un luogo improbabile, proibito, imbarazzante? IZMO ha la soluzione! Pratici fondali da indossare all’occorrenza. Pieghevoli in cartone, dotati di spalline trasparenti si indosseranno come zainetti applicandole lo sfondo preferito.

Meglio totalmente verde con videotelefonini dotati di realtime Chroma-Key?

Si ok ma le caccole ve le dovrete togliere da soli!

Homo mediatico

VERSO UN RAZZISMO TECNOLOGICO

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nel piccolo mondo occidentale…

Le suggestioni rappresentano un ottimo mezzo per diffondere idee, far riflettere e sorridere. Nella certezza che qualche sociologo o studioso non ne abbia già fatto una pubblicazione corposa, riporto qui un mio pensiero che da un pò mi frulla in testa. La società umana ha attraversato tre grandi rivoluzioni: agricola, industriale e microelettronica. Quest’ultima non conosce soste, gli strascichi li vediamo tutti i giorni attraverso le nuove diavolerie tecnologiche.

Le ricadute sulla società sono inevitabili, esse modificano rapporti sociali, pensate ad un sms sbagliato e possono pregiudicare la nostra carriera lavorativa con un curriculum non adeguato. Sarà che sono il primo ad farci attenzione, ma sostengo una nuova forma di discriminazione che potrei chiamare razzismo tecnologico: inserisci il tuo nome su google, non esce niente… non sei nessuno. Come giudicare lo status di un individuo? Metti il suo nome su google e se esce qualcosa bene, altrimenti nella società mediatica non conti nulla. Anche nel caso limite di persone che non smanettano su internet, come artigiani, artisti, agricoltori, mestieri che con la rete non ci azzeccano nulla, il loro nome potrebbe essere indicizzato attraverso la pubblicazione di ipertesti che ne decantino la bontà del loro operato. Hai un sito personale o più siti parlano di te, Ok, sei un uomo che conta. Hai una miriade di siti che descrivono le tue gesta? Beh! Allora sei davvero importante! Un’altro metro per quantificare lo status di un individuo si chiama HD, hard disk. La piccola scatoletta che risiede nei nostri computer conserva la memoria di nostri lavori, viaggi, passioni, hobbies. Più mega, meglio giga hai pieni, più conti!

Un tempo i grandi della storia possedevano un grande biblioteca privata, opere d’arte e si permettevano viaggi di piacere. Oggi è cosa normale ma fisicamente non rimane più nulla, tutto è immagazzinato all’interno della memoria rigida del nostro pc. File di lavoro, foto digitali, film, tutto è invisibile ma misurabile. La discriminazione sociale in questo caso potrebbe avvenire attraverso ad un tasto destro proprietà. 50, 100, 200 giga pieni? Allora si che sei un very important people. 10 20 50 mega?… non sei nessuno. Nell’orrore della realtà qui descritta vi è ancora l’amore, un cocktail, il sole, uno scoiattolo, un timballo, una scultura. Fisicità tangibilmente invadenti dentro un mondo prossimo alla smaterializzazione.


Ecco un tipico esempio di razzismo tecnologico e discriminazione sociale compiuta attraverso le nuove tecnologie.

Un caso pratico arriva dall’i**** di s**** GIANLUCA che in un una vena di “intolleranza” insita in lui, cosa ti è andato a pensare una sera che eravamo in coda per entrare al The Beach° al centro di una marea di ragazzini tamarretti urlanti? Ha escogitato una serie di party organizzati all’improvviso e pubblicizzati attraverso una mail. I tamarretti, a giudizio del mio illustre amico e collega, nella loro giovinezza anagrafica, ristrettezza economica e limitatezza informatica verrebbero automaticamente esclusi.

In un mondo da scongiurare in cui i clubbers si sarebbero trasformati in massoni tecnologicamente dotati resistono per fortuna ancora i buttafuori, le risse e i minchia porcodddue! E l’ecstasy dove lo metti?

Corviale Network

La TV del Corviale

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http://www.corvialenetwork.net

Per il Corviale una televisione di quartiere, dal 21 di ottobre in onda con una striscia quotidiana su RomaUno. Corviale Network rientra nell’ambito di IMMAGINARE CORVIALE, un progetto che mira a creare una nuova percezione del quartiere con la partecipazione attiva degli abitanti. Corviale Network, a cura di Andrea Bassi, Giorgio D’Ambrosio e Michela Franzoso, è uno strumento per costruire un’immagine televisiva inedita e creativa, attenta a raccontare e valorizzare le trasformazioni in atto nel quartiere. Il progetto è promosso dall’assessore Luigi Nieri, il Segretario Generale della Fondazione “Adriano Olivetti”, Bartolomeo Pietromarchi, l’artista Lorenzo Romito dell’Osservatorio Nomade e l’antropologo Massimo Canevacci. Dulcis in fundo il collettivo STALKER.


Le frequenze di RomaUno sono:

TERRESTRE: CH 31 su Roma

SATELLITE: Hot Bird 6 – 13° EST – FREQ. 11.137 – SR 27.5 – P.ORIZZONTALE

PIATTAFORMA SKY: CANALE 860

oppure in streaming su RomaUno http://www.romauno.tv

Blog

Uno strumento moderno per comunicare, dibattere, crescere.

blog

Il blog è una piattaforma internet che permette di sostenere lo scambio di informazioni e opinioni.

Uno strumento web di semplice utilizzo che fornisce la possibilità di pubblicare testi, immagini e file da condividere con tutti gli utenti internet. Una pagina virtuale permette a tutti di leggere i contenuti e facilmente replicare agli interventi precedenti.

Blog è un neologismo composto da due parole: web e log ovvero un sito (web) che tiene traccia e propone tracce (log). Da cinque anni presente in internet, grazie alla sua efficienza ed efficacia oramai si è trasformato in un fenomeno diffuso. Inserire e rendere pubblici i propri pensieri opinioni e aspettarsi una replica per instaurare un dibattito, sta diventando una moda.

I temi sono i più disparati, dal più frivolo al più pregno di significati. Alcuni blog, grazie allo spessore degli argomenti trattati, iniziano a possedere un ruolo nel dibattito sociale, culturale e politico. La sua potenza è quella di insegnare a comunicare andando contro a un’informazione dall’alto, senza subirla.

L’incognita più grande è il poco controllo che si ha sulla veridicità dell’informazioni presenti. Certo un problema non da poco, ma normalmente, gli autori di questi diari pubblici sono per la maggior parte dei casi stimati personaggi di cultura, giornalismo, studiosi e ricercatori. Inoltre, se il materiale inserito sul sito è protetto da copyright, non attinente o falso, il proprietario del blog (moderator) ha la possibilità immediata di intervenire, modificando o cancellando, il documento (post).

Nella sua semplicità risiede il successo di questo nuovo mezzo di comunicazione. Informazioni, ma soprattutto dibattito e scambio di opinioni, fondamento di crescita culturale, premessa fondamentale per uno sviluppo democratico di tutte le società.


Un sito con molte info

http://www.comesifaunblog.it

Il sito italiano con più blog aperti

http://www.splinder.com

il secondo

http://www.excite.it/blog

il terzo

http://www.bloggers.it/main/index.cfm


Due libri a riguardo:

Sergio Maistrello, Come si fa un blog , Tecniche nuove, 2004, ISBN: 8848116973

Loredana Lipperini, a cura di, La notte dei blogger, Einaudi, 2004, ISBN: 8806171992

La realtà televisiva

televisione

La realtà che noi conosciamo è sempre più condizionata dai massmedia, soprattutto quando questa sfugge alla nostra quotidianità. Non tutti i mass media hanno lo stesso peso, la stessa importanza. Il mezzo principe tramite il quale ricavare informazioni sul mondo che ci circonda, non importa se vicino o lontano, rimane la televisione, un mezzo accessibile a tutti. La televisione gioca quindi un ruolo chiave all’interno della nostra società.

Ma a proposito di televisione, si può parlare di manipolazione mediatica? Si pensa di si ma non si vuole qui sostenere che tutto ciò che dice la televisione sia preso come oro colato, ma che la televisione giochi, come si diceva sopra, un ruolo importante nella definizione della realtà. La realtà è manipolata dalla tv in due modi: 1) la realtà mediata è di per sè manipolata, per il fatto stesso di essere mediata. Un esempio di questo tipo di manipolazione, che potremmo definire strutturale, è stata totalmente visibile durante l’abbattimento della statua di Saddam Hussein. Ricordate, i tg di tutto il mondo riportarono immagini di una folla gremita di irakeni, esultanti per l’abbattimento della statua del rais da parte degli americani. La realtà non mediata fu un’altra: poco più di un centinaio di irakeni presenti in piazza; 2) non tutte le informazioni hanno lo stesso valore ovvero gli accadimenti, per poter diventare notizie, hanno bisogno di rispondere a determinati criteri, tra i quali, regola importante per la tv, l’audience. Quante sono le guerre dimenticate? Sono forse meno terribili? Volete divertirvi? Prendete un pezzetto di carta e seguite per una settimana un telegiornale, annotando i minuti dedicati per ogni singolo argomento e dopo tirate le somme della sensibilità di giornalisti e spettatori. Nel 1999 c’è stato chi si è già divertito facendo questo gioco, un risultato per tutti: i tg hanno dedicato, nell’arco dell’anno, all’Africa, nel suo insieme, lo stesso minutaggio riservato alla pretty woman Julia Roberts. Non male, semplicemente si è pensato, e probabilmente sarà cosi, che dell’Africa, un paese che sta letteralmente morendo di fame e allo stato delle cose sarà destinato a morirvi, non frega un fico secco a nessuno!(avrei preferito usare un’espressione più colorita ma mi sono auto-censurato). In questo senso opera la manipolazione mediatica che ci rimanda una realtà parziale, spesso con toni sensazionalistici privi di qualsiasi contestualizzazione. Una ricerca del 2003 dell’Università del Maryland rileva l’importanza dei mass media nella formazione dell’opinione pubblica ed in particolare come leggere un giornale contribuisca alla creazione di un’opinione pubblica cosciente. Lo studio, chiamato Pipa (Program on International Policy Attitudes), ha interrogato un campione sulla veridicità o falsità di queste tre affermazioni sulla guerra in Irak: 1) esistenza di rapporti tra Irak e Al Qaeda 2) presenza di armi di distruzione di massa in Irak 3) sostegno dell’opinione pubblica mondiale alla guerra americana. Il sostegno alla guerra era del 23% tra chi sapeva che tutte e tre le affermazioni erano false, del 53% tra quanti credevano vera una delle tre affermazioni, del 78% tra quanti credevano vere due delle tre affermazioni e dell’86% tra quanti credevano vere tutte e tre le informazioni. Chi affermava la falsità di tutte e tre le informazioni aveva come fonte informativa i giornali, in particolare quelli nazionali, la National public radio e il Public broadcasting service, mentre chi credeva alla veridicità delle informazioni aveva come fonte preferita la tv, in particolare tra quanti vedevano Fox News il sostegno alla guerra era dell’80%. (Paul Kennedy “Beata ignoranza” in Internazionale n.511 24/10/2003). La televisione ha dunque un ruolo importante, non è l’unico mezzo che informa, ci sono anche i giornali e c’è anche la rete, anche se il discorso sulla rete è più complicato vista l’assenza totale di filtri, ma come “proteggerci” allora da essa? Riscoprendo la cara vecchia carta stampata, vaccino contro le falsità. p.s. ovviamente non esitate a lasciare qui commenti, critiche e cazziatoni


commento: Gabriella

data: 22 ottobre 2004 credo che tu abbia perfettamente ragione anche se la questione è estensibile secondo me anche alla carta stampata. Il tutto sta nel senso critico di chi guarda o legge. Anche se già lo sforzo di leggere un giornale presuppone un certo livello culturale di base. Se uno si basasse solo su quello che legge, potrebbe trarre falsi miti anche dai giornali faziosi, mi riferisco ad entrambe le direzioni. Il tutto sta nel soggetto. Il porsi passivamente alle informazione riporta secondo me in tutti i casi ad un errore. (la realtà mediata è mediata….) p.s. non mi tacciare di margheritina o scudocrociatina che non sono…


l’autore risponde (lo so sto facendo lo sborone) data: 22 ottobre 2004 mi sono soffermato sulla tv principalmente perchè tra i mass media è quello più diffuso (la World Association Newspaper calcola che in Italia la distribuzione di quotidiani, compresi quelli gratuiti distribuiti per strada, sia di 129 quotidiani ogni 1000 abitanti) e secondariamente perchè le informazioni che provengono dalla tv non sono mai contestualizzate, non c’è un approfondimento di nessun tipo (o almeno difficilmente vi è). Lo stesso non si può dire della carta stampata: esistono molte più testate che non reti televisive sicchè tramite la carta stampata è possibile capire, che ne so, che interessi gravitano in una determinata area leggendo una rivista di geopolitica o semplicemente approfondire una questione di cronaca tramite la lettura del quotidiano. Per quanto riguarda lo spettatore o il lettore, esso non è mai passivo perchè di fronte alle informazioni non si pone apaticamente, ma le interpreta tramite proprie categorie. per finire, margheritina! (a ben ragione…conte docet!) senti stupidino…se vedessi come babbano certe persone davanti a studio aperto o se ricordassi la faccia della teresa davanti a fede mi daresti ragione.

comunque non ti avrei mai dovuto regalare il cd di internazionale si, ma decidono di babbare o no…scudocrociatina (conte docet!)

Mappe astratte

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Introduzione

L’aumento della quantità e della complessità di dati e informazioni che abbiamo a disposizione su un preciso argomento di studio richiede l’invenzione di nuovi strumenti per poterli capire e raffigurare. Partendo da questo concetto voglio indagare il concetto di mappatura quale strumento possibile per leggere informazioni complesse.

  • Le mappe: strumento per leggere geografie complesse;
  • Le informazioni astratte (google, un database) ovvero concetti localizzati sulla rete;
  • Le informazioni qualitative cioè quei dati che emergono da un luogo in modo quasi “casuale” la cui importanza sta nella definizione del concetto che evidenziano e non nella sua probabilità matematica di manifestarsi. (Ovviamente appartengono a questa categoria le informazioni raccolte durante le derive;
  • Le informazioni statistiche;
  • Le informazioni georeferenziate ovvero informazioni che appartengono ad un preciso luogo fisico e che non possono essere separate da esso.

In particolare mi domando se sia possibile realizzare strumenti che in modo semplice prendano delle informazioni in ingresso e ne generino una rappresentazione grafica, interattiva e di semplice lettura. Il primo passo è condurre una ricerca e capire qual’è lo stato dell’arte.

Non posso nascondere che la prima applicazione a cui sto pensando sia legata al territorio ed in particolare ai progetti Torino Complessa e Cittàscopia(vedi sito). In particolare mi chiedo come possano venir rappresentate, trattate, usate le informazioni qualitative raccolte durante le derive e immesse nel database: testi, foto, immagini, coordinate, suoni e appunti. In quale modo dialogano con i dati statistici?

Alcuni esempi di utilizzo delle mappe per visualizzare informazioni:


Risorse

MUVI

Per non dimenticare

muvi_logo

Il MUVI è un museo virtuale della memoria collettiva di un territorio: la Lombardia.

Istanti e storie, fisissate attraverso immagini, testi e suoni, sono raccolti su internet in una banca dati.

La volontà è quella di non perdere documenti e racconti unici rappresentativi di una comunità, di una regione.

Il museo è visitabile su internet all’indirizzo http://www.url.it/muvi

Il materiale è stato raccolto in due fasi: la prima ha visto l’abbinamento di MUVI con la trasmissione radiofonica settimanale sulle frequenze di Radio Popolare, la seconda vede MUVI legato alle tante possibili manifestazioni e iniziative che hanno luogo nel territorio lombardo.

Inoltre alla pagina http://www.url.it/muvi/info.htm è possibile avere informazioni per l’invio di foto, testi e suoni. Quindi se avete origini lombarde, conoscete storie interessanti o possedete documenti iconografici fatevi avanti!

Nel 1999 il MUVI ha ricevuto il riconoscimento da parte dell’UNESCO come un modello per l’uso dei nuovi-media nel campo della conservazione del patrimonio culturale.